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Giallo Arma di Taggia

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Carlo Martini da piccolo giocava tra i vicoli di Genova con Marco. Una amicizia storica e profonda che neppure il tempo e l’oceano sono riusciti a dissolvere. Ora Carlo è un luminare, “il medico del sonno” lo chiamano ed è perfino diventato rettore universitario in Argentina. Marco, invece, è rimasto a Genova in quel quartiere di Taggia a fare l’albergatore e il ristoratore. Quando il dottor Martini torna in città soggiorna sempre da lui, dal suo amico di infanzia, e sempre nella stanza numero 14. Carlo questa volta arriva a Genova sotto una pioggia battente, uno di quegli acquazzoni liguri che rendono l’aria fumosa e grigia e sbiadiscono anime e contorni. Attraversa Arma di Taggia in bus e arriva alla piazza dove c’è il famoso obelisco. Poi - tra gocce di pioggia che inondano tutto come se fosse il pianto disperato di una donna - arriva all’albergo di Marco. Riceve la solita affettuosa, particolare e sincerissima accoglienza da parte del suo amico e della sua famiglia e dopo una cena squisita si ritira in camera a dormire. La stanza 14, quella di sempre. Accanto a questa è alloggiato l’unico altro ospite dell’albergo, un uomo riservato e taciturno: il Milanese, lo chiamano. Carlo, il medico del sonno, infilatosi tra le lenzuola ha un incubo: quando si sveglia tutto sudato comprende che parte del suo sogno ha ancora strascichi nella realtà. Il suo vicino di stanza sta avendo anche lui un incubo e sta parlando nel sonno. Carlo allora si alza dal letto e si avvicina alla stanza adiacente alla sua e quello che ode dal Milanese che parla nel sonno lo sconvolge completamente. Chi è davvero quell’uomo e che missione ha nella città di Genova?

Dico subito che a me le raccolte di autori vari di solito non piacciono. Ho sempre considerato questo genere di prodotto letterario una operazione commerciale e basta. Ma questa volta ho dovuto ricredermi. Giallo arma di Taggia non è affatto la solita compilation eterogenea o addirittura pretestuosa, è più un canto corale, un ensemble polifonico in cui tutti gli autori sono perfettamente intonati tra loro e restituiscono al lettore una musica di grande armonia. La raccolta si apre proprio con il racconto Il sonno dell’assassino di Francesco Basso, lavoro stupendamente cinematografico dove la suspense è centellinata con sapienza tanto da spingere chi legge ad arrivare prestissimo alla fine. Ma la raccolta vede anche il racconto psicologico e tutto al femminile di Bruno Morchio La bellezza è il tuo destino, in cui lo stile dell’autore fa ricordare gli antichi racconti verghiani su Milano e il racconto Passaggio di frontiera di Marino Magliani, nel quale trama, atmosfera e scrittura si adeguano ad una ambientazione che è soprattutto emotiva. Insomma, Giallo arma di Taggia si fregia di quelle che sono probabilmente tra le penne più belle del genere letterario e anche quelle che più si addicono a stare insieme tra loro. E poi c’è Genova, che in molti considerano una delle città più impenetrabili e singolari di Italia e che attraverso la penna di questi autori appare un pochino meno distante e un pochino più fascinosa. C’è solo un difetto su questa raccolta, solo uno: ed è che si legge troppo bene e troppo in fretta e per dei lettori forti questa è un po’ una disdetta, perché ne vorrebbero ancora e ancora.