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Gin & Cocaina

ginecocaina

La vita nel Borgo trascorre in maniera monotona per Alex. Il diploma da grafico non gli ha permesso di passare alla cassa per ottenere un impiego adeguato; tuttavia, lavori anonimi gli garantiscono quel tanto di stabilità economica sufficiente a condurre una vita indipendente dalla propria famiglia e, addirittura, ad accantonare qualche risparmio. Anche la vita sentimentale procede senza picchi di entusiasmo, caratterizzata soprattutto da interminabili tira e molla con la sfuggente Arianna. Così, Alex passa il tempo libero con qualche amico a vivere quello il Borgo riesce a offrire in termini di svago: essenzialmente bevute colossali seguite da altrettanto colossali sbronze e post sbronze. Ma questo loop quotidiano ha i giorni contati; Alex ha deciso: impiegherà il piccolo capitale accumulato in banca per intraprendere un viaggio verso mete economicamente accessibili, ma abbastanza lontane dal ristagno esistenziale della provincia. Dopo aver affrontato lo scoglio di comunicare la decisione ai genitori, Alex parte per Ibiza, dove comincerà la sua nuova vita...

Gin & cocaina è un titolo che mi riporta alla mente il celeberrimo mix rum & cocaina cantato da Lu Colombo. Anche in questo caso, l’accostamento è riferito agli eccessi di una vita vissuta sopra le righe o, quanto meno, al tentativo di andarci il più vicino possibile. Ed è proprio l’aggettivo “eccessivo” quello che mi balena nella mente pagina dopo pagina di quest’opera prima di Davide Catena. Il primo eccesso è legato alla scelta della trama stessa: seppur con ottimi espedienti narrativi, a tratti sperimentali e innovativi, il tema del “giovane contro la provincia” è eccessivamente fuori tempo, con un interminabile catalogo di titoli (soprattutto Anni ’90) che vanno da Ligabue a Irvine Welsh, da Enrico Brizzi a Max Pezzali, da Vasco Rossi a Nick Hornby. Il secondo eccesso è quello della scelta del linguaggio: Catena, ispirandosi probabilmente agli autori del realismo sporco, eccede nell’utilizzo delle “explicit lyrics” (tanto per utilizzare un’espressione legata alla musica, da cui il romanzo trare molta della sua linfa), risultando alla lunga ridondante e pretenzioso. Il terzo e ultimo eccesso è legato invece alla lunghezza del libro che, soprattutto per una tendenza dell’autore alla divagazione non sempre funzionale alla storia, va ad impattare sulla scorrevolezza dalla lettura. Innegabilmente, Alex Catena mette tutto sé stesso nella realizzazione del suo primo libro, imboccando certamente il sentiero corretto e attirando l’attenzione di una certa fascia di lettori, ma è fondamentale sgrossare uno stile ancora acerbo e troppo forzato.