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Ginecocrazia

Ginecocrazia

Adam Fuco è allibito, quasi non riesce a capire ciò che stanno dicendo alla televisione. Dal primo maggio verrà abolito il valore legale del denaro monetario, corrente o elettronico, a favore di una valuta diversa, in grado di riabilitare la funzione sociale degli uomini, anche di quelli macchiati di crimini contro l’umanità. L’unica “moneta” che sarà utilizzabile per gli scambi economici sarà lo sperma. Nessuna notizia potrebbe essere peggiore di quella, soprattutto dal momento che Adam ha deciso poco tempo fa di farsi chiudere i condotti. Una forma di ribellione, la vasectomia, che adesso gli si sta riversando contro. Una forma di ribellione contro quel regime ginecocratico che guarda agli uomini come “mucche da mungere” piuttosto che individui, perché nonostante la ginecocrazia non sia uno di quei regimi violenti o intolleranti, semmai una democrazia di confine, rimane pur sempre un regime contrario alla parità in cui Adam crede da anni, un regime che ha tolto agli uomini persino il diritto al voto. Di una cosa è sicuro, deve farsi riaprire i condotti il prima possibile se non vuole finire nella stessa situazione che servi della gleba hanno vissuto per oltre due decenni della storia russa: o almeno trovare un lavoro che gli garantisca una discreta qualità della vita...

Alessandro Dall’Oglio con il suo Ginecocrazia. L’oltre donna racconta di un futuro socialmente complesso, in cui l’uomo ha perso ogni diritto all’interno di una società interamente dominata dal genere femminile. È ovviamente quella che ci mostra l’autore una rappresentazione grottesca di ciò a cui la violenza di genere può portare, sotto tutti i punti di vista, lavorativo, relazionale, personale. Un tipo di libro che potrebbe sorprendere, se non fosse per la prosa, non abbastanza solida da reggere un romanzo che, nel complesso, può vantare una trama sicuramente inusuale e anche abbastanza interessante. I problemi di Ginecocrazia. L’oltre donna non sono infatti i temi di partenza, quanto piuttosto un profondo distacco tra il protagonista e la società in cui, suo malgrado, si trova costretto a vivere, distacco che rende la narrazione non solo lenta ma talvolta persino difficile da associare ad un’opera di fiction. Le troppe digressioni, infatti, sparse un po’ alla rinfusa tra le pagine, sebbene aiutino a delineare la società matriarcale di cui l’autore ci parla, contribuiscono anche ad appesantire una storia che altrimenti avrebbe potuto far valere diversi punti di forza - il mercato fondato sullo sperma ne è un esempio - e ad allontanare il lettore ogni qual volta la lettura comincia a prendere un certo ritmo.