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Giorni di battaglia

Giorni di battaglia

Certe strade sono segnate, certi destini inevitabili. Se ti chiami Hector Belascoaran Shayne puoi anche metterti in testa di fare l’ingegnere e condurre una vita tranquilla tra lavoro e famiglia, ma prima o poi il fiume trova il suo sbocco nel mare e i pianeti si riallineano nel modo giusto. Così non più ingegnere, niente più fede al dito, Hector decide di diventare investigatore privato. Certo, la licenza se la prende a distanza, come quelli che hanno la laurea posticcia. Certo, i guadagni sono pochi e le spese tante, dunque è costretto a condividere l’ufficio con un altro soggetto che svolge una professione assai meno affascinante, quella dell’idraulico, a onor del vero però molto più remunerativa della sua. Ma per Shayne questi sono solo dettagli, incapaci di scoraggiarlo. Nell’enorme e tentacolare Città del Messico si aggira un serial killer che strangola le donne, agisce quasi sempre di notte e lascia sui cadaveri dei messaggi, come di sfida. Cervelo, si fa chiamare. Shayne si mette a caccia. Senza nessun incarico, senza nessun impulso. Sa solo che lo deve fermare, è un imperativo categorico. È come cercare un ago in un pagliaio, ma lui non avrà requie fino a quando non l’avrà trovato…

Giorni di battaglia di Paco Ignacio Taibo II è il romanzo che inaugura la serie con protagonista lo stropicciato investigatore privato metà basco e metà irlandese Hector Belascoaran Shayne. Il personaggio è nel solco dell’ortodossia hard-boiled, genere di cui rispetta tutti i canoni e le caratteristiche in maniera fin troppo diligente, fino quasi al manierismo. Investigatore solitario, divorziato, squattrinato, cinico e immancabilmente sarcastico. Si muove in una delle città più pericolose e complicate di sempre, Città del Messico: milioni di anime condannate alla solitudine, in quello che è un poeticissimo ossimoro letterario. Shayne dà la caccia a un assassino. Nessuno gli ha chiesto di farlo, ma lui lo fa lo stesso. E non vuole solo catturarlo, ma lo vuole anche capire. Quei messaggi lasciati sui cadaveri, possibile che siano rivolti proprio a lui? O è l’ennesima, stupida fantasia di un detective con la testa troppo per aria? Shayne gira per la città e la sua caccia è un continuo stimolo per riflessioni filosofiche sulla violenza, l’oppressione del maschio sulla donna e quella dello Stato sull’uomo. La scrittura di Taibo II è dispersiva come i pensieri del suo protagonista. Seguirne il filo a volte è difficile ma non lo si perde quasi mai, anche in un viaggio lungo e tortuoso come questo, dove l’importante non è arrivare, non è rispondere, ma continuare a fare domande.