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Giorno di vacanza

Giorno di vacanza

Galla appoggia la sua bici al muro del fienile e la lascia lì. Potrebbe trascinarla per altri cinquanta metri, fino a casa, ma non ne può più di spingerla e pedalare. Sono almeno tre ore che non fa altro e, per di più, è piovuto moltissimo: una di quelle piogge da fine del mondo che ha sicuramente seccato ogni nuvola in cielo e che si è fermata proprio ora che Galla ha raggiunto casa. Ha pedalato per parecchio tempo come fa di solito, ogni due settimane, da quando ha cominciato a frequentare il liceo. Potrebbe recarsi a scuola anche in corriera, certo. Passa ogni lunedì, per accompagnare le liceali a scuola, e ogni sabato, per permettere loro di tornare a casa e anche per il mercato. Ma Galla non vuole che la sua famiglia spenda altri soldi per lei. È già molto che i suoi genitori che le abbiano consentito di frequentare il liceo. Non osa chiedere altro. E poi pedalare, a parte oggi, le piace. È talmente contenta di poter frequentare il liceo, che pedala ogni volta con un’energia incredibile. In discesa, poi, canta a squarciagola. Ora la sua preziosa bici è lì, contro il muro del fienile e Galla ritiene non corra alcun pericolo: casa sua è lontana da ogni via praticabile, sperduta tra i boschi, ed è praticamente impossibile che qualcuno passi durante la notte. Per un ladro questo significherebbe darsi in pasto alla polizia e chiunque, in paese, sa cosa ciò comporti e cerca di starsene alla larga. La bici, il bene più prezioso che Galla possegga, è anche la cosa più strana che negli ultimi tempi si sia vista da quelle parti. La ragazza non ne conosce le origini, anche se suo padre, che a sua volta l’ha saputo dal proprio genitore, ripete che si tratta di un oggetto davvero antico. Di ciò che era in origine, ora non resta che il telaio, con la canna orizzontale che la costringe a sollevare di parecchio la gamba ogni volta che deve salirci. Il sellino è di cuoio, quindi piuttosto duro. Per renderlo un po’ più morbido, Galla l’ha ricoperto di stracci. Il manubrio, poi, ha le impugnature alte che le permettono di restare dritta mentre pedala. E la sua schiena gliene è davvero grata...

Una campagna ostile, segnata dall’umidità e dalle nebbie che si posano sulla palude e una ragazzina di quattordici anni che ne percorre le strade malmesse in sella a una bici del cui antico splendore non resta che il telaio mezzo arrugginito. Un’immagine più eloquente di mille parole apre il romanzo di Inès Cagnati, una storia intensa che racconta quanto le origini siano parte fondamentale nella vita di ciascuno di noi. La protagonista della vicenda, in gran parte autobiografica, è una quattordicenne che, ogni due settimane, percorre i trentacinque chilometri che separano il liceo, frequentato grazie a una borsa di studio, da casa sua, un ambiente in cui si respirano povertà e freddezza. Galla è una ragazzina inquieta, che da un lato vorrebbe accontentare i genitori, specie la madre, donna anaffettiva e complessa, con la quale la giovane non riesce a trovare un linguaggio comune che possa facilitare la comprensione reciproca. A scuola poi le cose non vanno meglio: le compagne appartengono a una diversa classe sociale, sono più ricche, indossano abiti nuovi e puliti. Galla, al confronto, nel suo grembiule verde ereditato da una zia morta, sembra una zingara e le compagne di classe, a eccezione di Fanny – nata bella, perché desiderata, al contrario di lei – non fanno altro che sottolineare l’enorme divario. Un’esistenza claustrofobica e angosciante quindi per la giovane Galla, che trova un momento di pace solo nel tragitto che la porta, ogni quindici giorni, da scuola a casa e viceversa. Un viaggio da una prigione all’altra, quindi, da un senso di inadeguatezza all’altro, da un luogo impenetrabile a un altro ugualmente oscuro e insondabile. Quel che manca a Galla è la pace, la possibilità di un riscatto, la speranza in un futuro diverso. Impantanata in una realtà emotivamente avvilente, Galla trova consolazione nell’affetto per l’anziana Daisy, la cagna anziana che le fa compagnia ogni volta che il padre, uomo violento, la chiude fuori casa e la costringe a cercare riparo nella stalla. Daisy è molto più madre, per Galla, rispetto alla madre umana, che non reagisce alle violenze del marito e, per questo, non riesce ad essere scudo di protezione neppure per le figlie. Un romanzo intenso, duro, che lascia poco spazio alla speranza, rappresentata da quella biciletta arrugginita, dal sellino duro ricoperto di stracci che, forse, un giorno, potrà permettere a Galla di voltare davvero pagina.