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Giovanni e io

Giovanni e io

Il mare che circonda la foce del Tevere non è certo dei più cristallini. Appena allontanatisi da Fiumicino, però, si incontra quasi immediatamente il blu intenso del Tirreno. Proprio in questo pezzo di Mediterraneo dondola una barca a vela, in un placido giorno d’estate del 1980. A bordo due soli uomini, due grandi amici. Due vite parallele diverse per differenza di età e per esperienze professionali e di vita ma comunque molto simili. Uno è il magistrato Giovanni Falcone e l’altro è il sociologo Pino Arlacchi. Fra una battuta e l’altra e un bicchiere di whisky, il sociologo spiega al giudice le differenze tra il cupo mar Tirreno e il sereno e luminoso mar Jonio. Amano entrambi il mare e la navigazione. Discutono di attraversare l’Atlantico insieme, solo dopo avere sconfitto la Bestia però, ossia la mafia come la chiamano loro. Si conoscono dagli inizi degli anni Ottanta, presentati dall’appena nominato capo dell’Ufficio istruzione del tribunale di Palermo Rocco Chinnici. Due uomini concreti con degli obiettivi precisi da raggiungere; per Arlacchi quello di eguagliare il prestigio e la notorietà del suo maestro accademico Giovanni Arrighi mentre per Falcone quello di arrivare ai vertici dell’Onu. Il sociologo riuscirà nell’intento di coronare il sogno di entrambi perché promuoverà alle Nazioni Unite il primo e unico trattato internazionale contro le mafie, firmato a Palermo da 124 paesi. Falcone purtroppo non sarà presente perché nel frattempo è morto, vittima di un terribile attentato dinamitardo a Capaci in cui hanno perso la vita lui, sua moglie e gli agenti della sua scorta...

Pino Arlacchi è uno dei campioni della lotta alla mafia e alle organizzazioni criminali a livello internazionale. Come sociologo è considerato uno delle massime autorità sulla sicurezza umana. È stato anche in politica come deputato e senatore della Repubblica e vicesegretario delle Nazioni Unite. È presidente dell’Associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata e ha redatto il progetto esecutivo della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Amico e collaboratore dei giudici Chinnici, Falcone e Borsellino, è stato presidente onorario della Fondazione Falcone e tra i maggiori architetti della strategia antimafia italiana negli anni Novanta del XX secolo. Un curriculum sterminato e prestigiosissimo che si concretizza in volumi molto preziosi come questo ultimo saggio sulla sua collaborazione con il grande Giovanni Falcone. Un racconto pieno di sfumature inedite che ci permette di conoscere il giudice ancora più intimamente, sia sul piano umano che su quello professionale. Cronache di prima mano su snodi fondamentali della storia della lotta alla mafia come il maxiprocesso, i viaggi comuni negli Stati Uniti per le indagini su Pizza Connection, la scoperta dei paradisi fiscali, i retroscena dell'incontro con Tommaso Buscetta, quelli dell'arrivo di Falcone a Roma al ministero di Grazia e Giustizia e del mancato pentimento di Tano Badalamenti. Rivelazioni tanto sconvolgenti quanto coraggiose, intuibili già dal sottotitolo, visto che il celebre sociologo si pone al fianco di Falcone contro Cosa Nostra, Andreotti e la mafia di Stato. Impreziosiscono il volume foto inedite di Falcone e di Arlacchi in vari momenti cruciali della loro lotta alla mafia.