Salta al contenuto principale

The Giver

The Giver

Jonas ha undici anni e vive in un mondo perfetto in cui tutto è meticolosamente organizzato; le uniche ore della giornata che è libero di scegliere sono quelle di volontariato, che svolge alla Casa dei Vecchi, assieme ai coetanei e amici Asher e Fiona. A dodici anni ogni cittadino riceve l’Assegnazione, ovvero l’incarico cui è destinato ed inizia l’addestramento alla vita adulta. L’Assegnazione di ogni Undici avviene durante una cerimonia celebrata a dicembre - la Cerimonia dei Dodici - e all’avvicinarsi di dicembre Jonas comincia ad essere nervoso: non ha la minima idea, neanche un’ipotesi, di quale Assegnazione possano aver scelto gli Anziani per il suo futuro perché non si sente portato a nulla in particolare. Racconta il suo nervosismo ai genitori ed alla sorella Lily la sera, nell’abituale rituale del racconto delle emozioni; il Padre, un Allevatore di nuovibimbi, e la Madre, con una posizione di rilievo al Dipartimento di Giustizia, cercano di rassicurarlo: sono entrambi soddisfatti della propria Assegnazione e non ricordano nessuno che ne sia mai risultato deluso. Il giorno della Cerimonia Jonas e tutta la sua unità familiare si recano insieme all’Auditorium. Lui e i suoi compagni si sistemano secondo i numeri originari attribuiti loro alla nascita e secondo questo ordine ricevono l’Assegnazione dalla Coordinatrice degli Anziani; Asher - il Quattro - viene nominato Vicedirettore Ricreativo, Fiona - il Diciotto - Assistente dei Vecchi. Jonas - il Diciannove - rimane sbalordito quando realizza di essere stato... saltato! Al suo posto viene chiamato prima il Venti, poi tutti gli altri numeri nel loro ordine corretto. Preoccupato e a disagio fruga nella sua mente pensando a cosa può aver mai fatto di sbagliato. Solo dopo l’ultima Assegnazione arriva la spiegazione: Jonas è stato scelto per essere il prossimo Portatore di Ricordi, una scelta molto rara perché la comunità ha un unico Portatore che con la sua nomina diventa il Donatore... un grande onore ma anche una grande responsabilità perché la scelta effettuata dal Consiglio dieci anni prima è stata fallimentare...

Lois Lowry è una delle più acclamate scrittrici statunitensi per ragazzi. The Giver, primo volume dell’omonima quadrilogia, è stato pubblicato nel 1993, nel 1994 ha vinto il Newbery Medal (il più prestigioso riconoscimento della letteratura per ragazzi) ed è a tutt’oggi considerato un classico moderno. Uscito per la prima volta in Italia nel 1995 col titolo Il mondo di Jonas, ha meritato altre due edizioni: quella 2010 di Giunti e questa 2021 di Mondadori che, per festeggiare il trentesimo anniversario, è arricchita da una prefazione ed un commento finale a cura dell’autrice stessa. Tradotto in più di quaranta lingue, The Giver ha venduto 12 milioni di copie nel mondo e nel 2014 ne è stato tratto il film The Giver - Il mondo di Jonas con i premi Oscar Meryl Streep (Coordinatrice degli Anziani) e Jeff Bridges (Donatore). Il romanzo ha un carattere classicamente distopico in quanto ambientato in una società futuribile perfetta, dove non esistono né guerre né fame né dolore, ma il prezzo di questa perfezione è altissimo: la rinuncia alle emozioni, ai colori, a tutto ciò che non è conforme ai canoni prestabiliti. Il risultato? Normale per tutti che un neonato che non raggiunga un peso in linea con i suoi giorni di vita, Gabriel, venga etichettato come “Inidoneo” e scaricato dalla comunità. E i ricordi del passato in cui la vita era diversa? Non cancellati ma, vista la loro pericolosità, confinati nella mente di un unico Portatore. Nonostante le tematiche impegnative sottese alla narrazione, la lettura risulta agile e avvincente al punto che il libro può essere terminato con una straordinaria rapidità arrivando ad un inaspettato finale aperto... Molto apprezzabile la prefazione e il commento finale a cura dell’autrice: aggiungono spessore al romanzo attraverso dettagli che diversamente il lettore potrebbe non conoscere. Ad esempio, il fatto che la comunità in cui vive Jonas e le sue regole siano ispirate alla sua infanzia, ovvero alle basi militari rigorosamente organizzate in cui ha vissuto in quanto figlia di un ufficiale dell’esercito. Oppure il fatto che il finale aperto sia stato da lei fortemente voluto per dare al lettore la possibilità di decidere in autonomia la fine della storia.