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The Giver - Il figlio

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Claire ha quattordici anni e vive nella Residenza delle Generatrici: due anni prima - alla Cerimonia dei Dodici - è stata scelta come Generatrice, nove mesi fa è stata sottoposta alla procedura di inseminazione e ad ovulo impiantato è diventata un’Ampolla. Al momento del parto, come da procedura, le viene allacciata una maschera priva di fori per gli occhi sul volto perché non deve vedere il Prodotto uscire da lei, ma qualcosa durante la Produzione non va come dovrebbe e il suo parto si conclude con il primo cesareo della comunità. Al termine della convalescenza, in cui oltre al dolore per la cicatrice Claire prova una terribile sensazione di perdita, il suo ruolo di Generatrice viene revocato ma per un errore dell’infermiera viene almeno a sapere che il figlio, il numero 36, sta bene. Assegnata al vivaio ittico svolge con impegno la sua nuova Assegnazione come Faticante ma la dilaniante sensazione di perdita fa sì che ormai abbia un unico scopo: ritrovare suo figlio e trascorrere con lui tutto il tempo che le è consentito, magari addirittura scappare con lui… Quando Claire viene gettata a riva dal mare e tratta in salvo dopo una terribile tempesta non ricorda nulla tranne il suo nome, come se il mare avesse inghiottito il suo passato, lasciandole solo un vuoto incolmabile. Ad accoglierla gli abitanti di un villaggio di pescatori incastonato nelle pendici di un’inaccessibile scogliera, affacciato su un oceano turbolento e imprevedibile. Nessuno può immaginare il suo passato né il fatto che così giovane abbia partorito un bambino che le è stato poi strappato dal grembo e dal cuore; Claire stessa non ricorda di aver avuto un figlio finché la memoria non riaffiora e la travolge. Da quel momento non ha dubbi: deve ritrovarlo, anche a costo di sacrificare la sua vita… Gabe è uno dei dodici adolescenti orfani che vivono nel Convitto Maschile del villaggio. Arrivato con Jonas quando aveva poco più di un anno, ha un progetto: costruire una barca ed andarsene lungo il fiume per trovare la sua Generatrice e capire cosa le sia successo, perché non lo abbia voluto…

Lois Lowry è una delle più acclamate scrittrici statunitensi per ragazzi. Tra le opere per cui è nota c’è la quadrilogia distopica The Giver (il primo volume ha vinto il Newbery Medal, il più prestigioso riconoscimento della letteratura per ragazzi). Il figlio, quarto e ultimo volume della quadrilogia pubblicato nel 2012, sebbene - come gli altri - sia anche leggibile in modo indipendente acquista un significato speciale se letto all’interno del quartetto di romanzi in quanto tra le sue pagine non solo si reincontrano alcuni dei protagonisti dei volumi precedenti ma anche ogni cosa trova infine il suo posto. Infatti, mentre nei primi tre volumi si ha la sensazione di avere a che fare con storie distinte (il filo della narrazione che in effetti continua dall’uno all’altro si fatica a intravedere) in quest’ultimo invece diventa completamente intelligibile: tra i protagonisti quel neonato, Gabe, che Jonas nel primo romanzo ha portato via dal suo paese perfetto e incolore così la domanda “Cosa è accaduto a Jonas e al piccolo Gabriel?” rimasta a lungo appesa trova infine risposta. Il romanzo - suddiviso in tre parti (prima, intermezzo, dopo) - si apre nell’ambientazione del primo volume, in quella comunità perfetta e asettica, in cui nessun legame affettivo è consentito ed i sentimenti sono cancellati con apposite pillole assunte quotidianamente. Claire è una Generatrice e, a soli quattordici anni, partorisce il suo primo prodotto ma a causa delle complicanze del parto subisce un cambio di ruolo e nessuno si accorge che non le è stato ordinato di riprendere le pillole; Claire inizia quindi a sentire nostalgia per il figlio che le è stato portato via e tutto il resto del romanzo è il racconto della sua fuga dalla comunità in cui è nata e della sua lunga lotta fisica e psicologica per ritrovare il figlio Gabe. Un romanzo che è un inno alla forza dell’amore più grande, quello di una madre verso il proprio figlio; un amore che riesce a superare un società senza sentimenti, una barriera insormontabile e ogni confine di spazio e di tempo perché disposto ad accettare i compromessi più turpi, a pagare il prezzo più alto senza chiedere niente in cambio.