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Gli adorabili

Gli adorabili

Dall’apparente debolezza di Audrey Hepburn - che con il marito Mel Ferrer per anni ha rifiutato di comprare una casa e non amava apparire in società - a James Dean, descritto come un ragazzotto tarchiato ingobbito, non bello, praticamente sociopatico, un quacchero ignorante con l’unica passione della velocità e l’ossessione di imparare a fondo qualunque argomento si trovi ad incrociare, salvo passare ad altro con la velocità di un fulmine. L’intricato rapporto di Walter Chiari con Ava Gardner, una “contadina ripulita”, ignorante e priva di personalità, che passa da un uomo all’altro – sposandoli – collezionando toreri, che forse le ricordano il macellaio del suo paesino, per cui ha preso una cotta da bambina, fino alla storia con Frank Sinatra, brutto, con due stecchi al posto delle gambe, ma inspiegabilmente affascinante, generoso e idealista, che per lei ha lasciato moglie e figli. E ancora l’inseguimento inutile per riuscire a intervistare Marilyn Monroe, coinvolgendo decine di persone per poi riuscire ad arrivare a casa sua e trovarsi a intervistare invece Arthur Miller, il commediografo intellettuale che la riceve mentre la diva è in ospedale a farsi medicare un dito che si è tagliata facendo da mangiare come una qualsiasi casalinga. Questi per citare solo alcuni dei nomi illustri e delle relative vite che Oriana Fallaci ha incontrato intervistato e a volte inseguito in giro per il mondo…

Una raccolta di articoli dagli Stati Uniti e non, scritti per il settimanale “L’Europeo” negli anni Cinquanta-Sessanta, prima di diventare la scrittrice ed editorialista che tutti abbiamo amato. Già forte di interviste prestigiose – nel 1954 per esempio ha intervistato Soraya, la moglie dello Scià di Persia – nonostante la giovane età, Oriana Fallaci qui, nei racconti di quanto fatto per ottenere le interviste (alcune davvero considerate imprese impossibili) mostra il carattere e la tempra che l’hanno caratterizzata in tutta la sua lunga e proficua carriera. Donna determinata, senza peli sulla lingua, senza paura di dire la sua verità, anche in questi articoli scritti agli inizi della professione mostra il carattere forte e contradditorio per cui tutti la ricordano e che l’ha imposta nel mondo del giornalismo. Come ha poi dimostrato più tardi, fin da giovane è evidente che la ragazza avesse un’altissima opinione di sé, che la portava ad avere parole dure e giudicanti nei confronti di chicchessia, rasentando spesso la mancanza di rispetto. Certo l’epoca era molto diversa, il politically correct molto di là da venire – oggi sarebbe sommersa di querele e probabilmente costretta a risarcire moltissima gente – ma la franchezza, se così vogliamo definirla, in certe descrizioni arriva ad essere quasi fastidiosa. Al limite della cattiveria, gratuita peraltro, nei confronti di molti dei personaggi citati e raccontati, quasi in (altrettanto gratuita) adorazione di altri, si trova in questi reportage la contraddizione che sarebbe diventata evidente con il passare degli anni e il passaggio definitivo dalle “frivolezze” al giornalismo di guerra e politico nel senso più ampio del termine. Un libro che aiuta chi l’ha amata per il suo giornalismo e i suoi libri a capire una delle donne più complesse del Novecento.