Salta al contenuto principale

Gli aghi d’oro

Gli aghi d’oro

New York, 1 gennaio 1882. L’alba gelida illumina la città. Comincia un nuovo anno. Nelle strade strette del “Triangolo Nero”, quartiere pieno di bettole, bordelli, fumerie d’oppio, vive la famiglia di Black Lena Shanks. È lei la sovrana indiscussa di quel mondo, lei a regnare su spacciatori, borseggiatori, gente pratica che cerca di sbarcare il lunario come può, inventando metodi “creativi” e vivendo spesso nell’illegalità. Black Lena ha cominciato occupandosi di aborti illegali. Chi non ha bisogno di una levatrice che si occupi di una faccenda così delicata e spinosa? Poi ha lasciato la sua attività a sua figlia Daisy. Lena preferisce gestire un banco di pegni, occuparsi assieme all’altra figlia Louise, di questioni economiche. Serve avere pelo sullo stomaco per proteggere la famiglia e Black Lena ne ha da vendere… Nella dimora di Gramercy Park, vive la famiglia Stallworth. Il capofamiglia, James, è un giudice famoso per la sua severità, per la sua integrità morale. Ormai è diventato anziano ma non ha assolutamente voglia di mollare la presa. Il suo nuovo obbiettivo, condiviso con suo figlio Edward, pastore protestante, e suo genero Duncan, avvocato con tanta voglia di emergere, è quello di mettere ordine nel quartiere più pericoloso della città: il “Triangolo Nero”. La famiglia Shanks e la famiglia Stallworth scateneranno una guerra senza respiro e senza pietà…

Michael McDowell è stato definito da Stephen King “il migliore scrittore di originali tascabili in America oggi” e per parecchi anni è stato sconosciuto al grande pubblico. Il suo successo, arrivato parecchi anni dopo la sua morte avvenuta nel 1999, è cominciato in Francia nel 2022 con la riedizione della saga di Blackwater in sei agili volumetti (esattamente come immaginato dall’autore). L’anno seguente la saga, edita da Neri Pozza, è giunta in Italia e ha riscosso lo stesso enorme successo. Gli aghi d’oro è stato uno dei romanzi più attesi di gennaio 2024 (almeno per la sottoscritta) e non ha deluso le aspettative. Siamo lontani da Perdido e da quella atmosfera gothic horror. Siamo immersi nella New York di fine Ottocento, tra fumerie d’oppio e bordelli, tra avvocati e giornalisti rampanti e malviventi, in una società complessa che vive di contraddizioni. Basta guardarsi attorno per vedere la miseria e a pochi passi notare quartieri ricchi. Le classi sociali sono nette e ben definite, tranne la notte. La notte è il momento in cui i bordelli e le fumerie d’oppio sono i luoghi in cui tutti sono uguali, tutti convivono. McDowell ci cattura con una narrazione fitta, che non ha mai tempi morti, un plot che apparentemente è semplice e lineare ma che poi ci riserva non pochi colpi di scena. Gli aghi d’oro si legge tutto d’un fiato, senza sosta. E alla fine della lettura ci mancheranno tutti i personaggi. Ci mancherà il mondo che l’autore ha creato per noi. Bellissima l’illustrazione di copertina della versione italiana che vi consiglio di guardare nei dettagli dopo aver finito la lettura del libro.