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Gli altri litigano per gelosia – Noi per gatti, fiori, foto e ristoranti

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La prima volta che Lorenzo regala dei fiori a Selvaggia, sceglie delle rose bianche. Non ha il coraggio di chiedere al fioraio – che impiega un secondo a rendersi conto che ha di fronte a sé un cliente troppo povero per il suo negozio – il significato del fiore. Lo realizza solo quando, dopo aver pagato, il fioraio si complimenta per la scelta, adattissima per confermare il proprio affetto a un amico. Lorenzo ora è piuttosto perplesso, ma ormai è tardi. Selvaggia scende dall’auto e lui le si para davanti con questo enorme mazzo, dal significato piuttosto diverso da quello che avrebbe voluto trasmettere. E non può neppure fare affidamento sul biglietto che accompagna la confezione, scritto sul retro di una lettera della banca con una penna nera scarica e ripassato, quindi, con un evidenziatore giallo. In qualche modo, tuttavia, quei fiori lasciano il segno, perché da allora Lorenzo e Selvaggia hanno cominciato un percorso che ancora li vede insieme. Lorenzo, inoltre, ha deciso, vista la buona riuscita del gesto, di regalare alla sua compagna solo e sempre fiori. Selvaggia non è del tutto d’accordo, però. Primo: mancano i vasi. E spesso lei non ha il tempo di uscire a comperarne. Lorenzo, che potrebbe farlo, non viene neppure minimamente sfiorato dall’idea. Addirittura, poi, lui vorrebbe andare a comperarne al Brico. Selvaggia non è per nulla d’accordo. A lei quelli che vendono da Brico non piacciono per nulla. Secondo: non tutti i mazzi vengono composti con raziocinio e spesso, per liberare i fiori dalla loro confezione, Selvaggia impiega pomeriggi interi. Poi, alla fine, c’è il problema della differenziazione dei rifiuti: dove vanno messi i fogli di velina che avvolgono i gambi dei fiori? E il nastro? E la mollettina di legno che tiene fermo il bigliettino sui fiori? E i biglietti, li deve conservare? Tutti? Ma no, sono troppi. Non può neanche buttarli, però. Specie se sono appassionate dichiarazioni d’amore…

La vita di coppia, si sa, non è tutta rose e fiori. Anzi, i fiori, spesso, sono motivo d’attrito tra Selvaggia e Lorenzo, un uomo e una donna come tanti. Anzi, a onor del vero, la loro è una coppia sui generis: conducono un’esistenza in cui gelosia e diversità di vedute relative a questioni esistenziali sono del tutto assenti. Ma, d’altro canto, non si contano le discussioni su argomenti apparentemente innocui e le incomprensioni, spesso nate da azioni intraprese a fin di bene e sfociate invece in veri e propri disastri. Cercare il ristorante giusto in cui portarla a cena e scoprire di aver toppato su tutta la linea; riempirle la casa e la vita di fiori, salvo poi rendersi conto che mancano i vasi e che la cosa disturba non poco la dolce metà. Avere l’uno uno sguardo d’insieme sulle cose e l’altra una profonda attenzione per il particolare; riuscire a cogliere l’essenziale in ogni scatto da un lato e d essere totalmente incapace di fare una foto dall’altra. Mille sono gli aspetti su cui Selvaggia e Lorenzo si differenziano e si scontrano. E si arriva a litigate dalla portata epica; scorni tra due caratteri forti, capaci di difendere le proprie posizioni fino allo stremo. È un vero e proprio duello il loro che, come si diceva, non riguarda mai i massimi sistemi, ma le più innocue quisquilie, capaci tuttavia di creare dei maremoti che possono trasformarsi in tsunami. Con una penna graffiante, anzi due, Selvaggia Lucarelli e Lorenzo Biagiarelli, coppia nella vita e personaggi pubblici piuttosto noti, raccontano spaccati della loro quotidianità e lo fanno con un’ironia davvero tagliente. Il lettore può assistere a scene esilaranti, che raccontano un rapporto fatto in ugual misura di complicità e ostinazione, di amore e orgoglio, di sorrisi a trentadue denti e incazzature epiche, di quelle in cui servono parecchi giorni per sbollire la rabbia. Una serie di scontri al termine dei quali non ci sono né vincitori né vinti, ma solo un uomo e una donna capaci di ironizzare sui propri difetti e di far leva sulla propria capacità di sopportare, di sorridere e, soprattutto, di prendere la vita con la dovuta leggerezza.