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Gli Altri siamo noi

Gli Altri siamo noi

1991-2021. Trent’anni di mondo musulmano. I giornalisti cercano di raccontare quel che vedono e spesso luoghi e situazioni che incontrano per i propri lettori sono ben diversi da quel che credevano prima di arrivare. Così, talora, riflettono, si fanno domande, studiano, approfondiscono. Sanno che aver paura degli Altri è utile: suggerisce prudenza e ci può far risparmiare brutte esperienze; a volte però quella stessa paura ci rende incerti e manipolabili. La diffidenza verso l’Altro è un riflesso indispensabile alla coesione interna di entità astratte come sono le comunità di villaggio, di razza, di Stato, di nazione. Comunità che esistono solo perché noi le pensiamo, ne immaginiamo confini e caratteristiche, intrecciando poi legami affettivi o ideali. E questo vale sia per le comunità di appartenenza del giornalista che racconta e dei suoi lettori, sia per le comunità di cui deve fare la cronaca in presa diretta. Da una ventina d’anni (all’incirca dal settembre 2001) anche il tempo che stiamo vivendo qui (nel mondo libero occidentale) ha trovato i suoi Altri. A causa del terrorismo islamista la nostra vita è cambiata. L’Islam è tornato a preoccuparci come ai tempi dei pirati saraceni. Per meglio proteggerci, abbiamo cambiato le leggi con il risultato di togliere anche a noi stessi libertà e, spesso, dignità. In questo libro (e nello spettacolo teatrale che ne è derivato) si cerca di capire che cosa pensano quegli Altri che ci spaventano. L’obiettivo è sapere in base a quali informazioni gli Altri agiscano, condannarli se e quando è il caso, ma non giudicarli pazzi o nemici perché è semplicemente troppo faticoso ascoltare quel che hanno da dire...

L’ottimo giornalista Andrea Nicastro (Milano, 1966), laureato in storia contemporanea e studioso di relazioni internazionali, da decenni è inviato speciale del “Corriere della Sera” in luoghi di conflitti e tensioni e ha vissuto lungamente tra Afghanistan, Iraq, Iran, Libano e altri Paesi islamici, scrivendo ora un bel testo per illustrarci quegli Altri. Secondo lui “davanti al jihad così come davanti al declino sovietico o alla crescita cinese la nostra risposta avrebbe dovuto essere diversa. Sarebbero state necessarie relazioni internazionali basate sul rispetto e non sulla forza, sullo sviluppo e non sullo sfruttamento”. Significativi i titoli del prologo e dei dieci “atti” del testo: 1991, odio balcanico, o della tossicità degli –ismi; 1999, la palestra cecena, o di come l’islamismo si innestò sul nazionalismo; 2001, il mondo dopo l’11 settembre, o di come l’islamismo diventò terrorismo; vita quotidiana tra bombe e veli, o dell’importanza di sopravvivere; gli imperi generano mostri, o del Potere che conserva sé stesso; 1953/1979, Iran shahid invece di riformisti, o delle democrazie che allevano tiranni; 1979/oggi, lo Stato Sociale val bene una “messa”, o di come l’islamismo conquista cuore e menti; 1948/oggi, il laboratorio israelo- palestinese, o di come la sconfitta renda martiri; 2003/2017, Iraq banane e sangue, o di come non si esporta la democrazia; 2009/oggi, primavere arabe e proxy wars, o di come tradire le promesse e farne un affare; oggi-domani, perché la pace conviene, o di come possiamo salvarci insieme. Ricorda Alex Zanotelli nella sentita prefazione: “in quanto occidentale, sono cresciuto con mille pregiudizi nei confronti dell’Islam. Ho respirato cultura antiaraba e antislamica in particolare negli Usa, dove ho studiato per otto anni”, poi da missionario ha dovuto immergersi seriamente in quel mondo che non conosceva e dove ha visto morire di fame, di guerre e di inquinamento prodotti del nostro sistema. La postfazione è della giornalista Francesca Mineo che con Nicastro ha scritto e interpretato la pièce teatrale connessa al libro.