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Gli amanti poliglotti

Gli amanti poliglotti

Ellinor ha trentasei anni, vive in una cittadina della Svezia e coltiva un’inspiegabile attrazione per gli amori tossici. Ha iniziato con quello per il suo fidanzato del liceo, che le ha insegnato a combattere in uno scantinato chiamato Fight Club, in onore dell’omonimo film. Questo amore, consumato tra un pestaggio e l’altro, scevro di qualsivoglia tenerezza, si interruppe bruscamente con l’ingresso di una ragazza più avvenente nella vita del ruspante Johnny. Ma Ellinor, a distanza di anni, continua a pensare a lui, felicemente sposato con figli. La sua vita sentimentale è un deserto, si iscrive ad un sito di incontri per risollevarne le sorti, imbattendosi in Bjerre: un alcolista conclamato che si dichiara tale al primo incontro; Ellinor non batte ciglio, sebbene il suo odore rancido la disgusti, e decide di trasferirsi a casa sua per vivere questa esperienza di coppia, che si rivelerà, come prevedibile, degradante. La sua pervicace ricerca di soggetti disastrati, sempre tramite web, tocca l’apice con Calisto, un tipo di Stoccolma, città dove la donna si recherà, nonostante una tempesta di neve in corso, per incontrarlo al buio, senza sapere niente della sua vita. Per fortuna è solo “grasso, unto, ubriaco”, pronto ad un amplesso splatter tra i cocci di un vetro rotto dopo una zuffa etilica che li ha visti coinvolti. Nonostante il ribrezzo suscitato in lei dal primo approccio, Ellinor finisce col sistemarsi a casa sua, pur avendogli bruciato nel camino, per ritorsione, l’unica copia di un manoscritto custodito per conto di uno strampalato scrittore, Max Lamas. L’incontro di una notte si trasforma dunque in una convivenza surreale di due solitudini emarginate, che condividono cibo, televisione, sesso meccanico. Ma qualcuno verrà a reclamare il manoscritto...

Gli amanti poliglotti di Lina Wolff, scrittrice e traduttrice, ha vinto l’Augustpriset, il più prestigioso premio letterario svedese. Pur non conoscendone i criteri di assegnazione, vorrei capire cosa hanno visto i giurati di eccezionale in questa storia, perché a me è senz’altro sfuggito. La narrazione si divide in tre parti: ciascuna ha il suo protagonista, che è anche voce narrante. Nella seconda entra in scena lo scrittore: mantenuto dalla moglie, seduttore seriale, di una tracotanza velleitaria e inconcludente, in ossequio al cliché del genere; della terza, la più stucchevole, è invece protagonista una giovane nobildonna toscana decaduta: tipica privilegiata senza talenti e denari. La visione introspettiva risulta pressoché assente in tutti i personaggi, difficile comprendere le ragioni di quello che sono e del loro agire; gli spunti interiori, centellinati, restano abbozzati. Il personaggio della prima parte, Ellinor, risulta il più interessante e meno stereotipato, ma è inspiegabilmente relegato ai margini della narrazione. Non sappiamo chi sia, che lavoro faccia, di cosa viva, ma, soprattutto, ignoriamo ciò che è accaduto nella sua vita dopo Johnny, e perché si svaluti al punto da infliggersi relazioni degradanti con uomini profondamente disagiati, secondo un copione reiterato. Ellinor avrebbe senz’altro avrebbe meritato una voce interiore. Anche la trama presenta diversi punti deboli: il raccordo tra le tre parti, ad esempio, risulta labilissimo, surreale, si ha quasi la sensazione che la scrittrice abbia voluto mettere forzatamente insieme tre racconti autonomi, inventando un filo che legasse i personaggi e il materiale narrativo, a scapito dell’architettura complessiva e di un progetto unitario. Ne viene fuori una narrazione disarmonica, a tratti perfino sconclusionata, e il linguaggio scorrevole, ma banale, di certo non aiuta il decollo della storia. Gli amanti poliglotti lascia, in definitiva, una curiosità frustrata verso Ellinor, il suo disagio, la sua attitudine autodistruttiva, che riecheggia certe solitudini marce à la Bulowski, ma anche un senso di profonda gratitudine per aver bruciato un manoscritto che pretendeva di indagare “l’isteria e l’intuito: le terre selvagge delle donne”, con buona pace di Freud & company.