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Gli eletti di Dio

Gli eletti di Dio
1598. Sale al trono d'Inghilterra la 25enne Elisabetta Tudor, amante dello sfarzo e dotata di una personalità di tigre e di una spettacolare chioma rossa. Nei cinque anni precedenti la sovrana che l'ha preceduta, Maria – soprannominata Bloody Mary per il suo furore antiprotestante – ha mandato a morte centinaia di persone, finché un cancro non l'ha stroncata a 42 anni. Ora gli inglesi sperano in un'epoca più tranquilla e felice: Elisabetta regnerà per ben 44 anni e 4 mesi, un record per quei tempi e un'era di potenza e splendore per la Gran Bretagna. Uno dei primi provvedimenti politici della nuova regina è di carattere religioso: l'abbandono dell'odiato cattolicesimo e il ritorno all'Anglicana Ecclesia. Contemporaneamente veniva data alle stampe una traduzione in lingua inglese della Bibbia – la cosiddetta Bibbia di Ginevra – realizzata sotto la guida di Giovanni Calvino e fortemente antipapista. Ma le speranze di protestanti e puritani di trovare in Elisabetta una campionessa delle loro istanze furono ben presto deluse: la regina infatti non aveva nessuna simpatia per visionari e teste calde, e decise di avocare alla politica (cioè a lei stessa) la guida religiosa del Paese. I tenaci e fanatici puritani però erano tutt'altro che rassegnati...
Il piccolissimo, remoto villaggio inglese di Scrooby – circa 300 abitanti – ha avuto un ruolo decisivo nella storia del mondo: qui infatti vivevano la gran parte dei puritani che nel Ferragosto del 1620 partirono dal porto di Southampton a bordo della cigolante “Mayflower”, destinazione America. Per loro quella di Cape Cod era l'ultima spiaggia, dopo secoli di alterne vicende storiche e politiche che prima li avevano visti salire al potere e poi cadere in disgrazia. Incapaci di vivere in una società multiculturale e multireligiosa (ammesso che l'Europa del XVII secolo lo fosse), l'unica speranza che restava loro era fondare una colonia che sin dalla creazione stabilisse leggi consone al loro credo religioso, una teocrazia senza contaminazioni e compromessi. Affondano in questo approccio le radici della cultura degli Stati Uniti, che non a caso considerano questa bizzarra setta religiosa di coloni i padri fondatori della nazione. Samuel P. Huntington, il teorico del cosiddetto 'scontro di civiltà' propugnato dall'Amministrazione Bush jr. all'indomani dell'11 settembre, ha infatti detto: “La cultura di base degli americani è stata, ed è ancora principalmente la cultura dei coloni”. La tesi di Marco Nese, giornalista del Corriere della Sera e collaboratore del network televisivo Usa NBC, è proprio questa: lo statunitense medio vive nella convinzione che il suo sia un paese speciale, una sorta di terra promessa che ha una missione, una responsabilità verso il resto del mondo. Una missione affidata da Dio, che di volta in volta può essere la lotta contro il comunismo, la guerra contro l'Islam, l'esportazione (o l'imposizione) di un modello economico, sociale, religioso o persino artistico che si ritiene quasi perfetto perché elaborato da un popolo che ha Dio al suo fianco sin dall'inizio: “Noi” - scrisse con mirabile sintesi il giudice William O. Douglas nel 1925 - “siamo un popolo religioso le cui istituzioni presuppongono un Essere Supremo”. Per dimostrare questa interessante tesi – cosa che avviene con qualche forzatura qua e là, ma del resto Gli eletti di Dio è stato pubblicato in pieno fervore anti-Bush - Nese parte da lontano (almeno metà del saggio è ambientata in Inghilterra, non in America) e racconta tutta la parabola storica del movimento puritano, dal 1559 agli anni 2000, in un libro ricco di nozioni ma anche di aneddoti, scritto in linguaggio scorrevole e facilmente comprensibile a chiunque, ma al tempo stesso non ricchissimo di riferimenti documentali e bibliografici.