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Gli eversivi

Gli eversivi

Liam Bonaga detesta le giornate nebbiose e malinconiche. Abitando a Bologna sa di dover avere a che fare con questo fenomeno atmosferico, ma gli sembra che la nebbia non abbia proprio ragione di esistere. Nella zona collinare dove è diretto di prima mattina, Villa Crotti-Minoli è l’unico portone in mezzo a una macchia boschiva. Dopo aver digitato il codice che gli è stato comunicato, viene autorizzato a entrare. Attraversa il parco — curato fin nei minimi dettagli — che circonda la costruzione principale e parcheggia con abbondante anticipo rispetto all’appuntamento fissato per le nove. Come gli spiega Nicole, con cui si è sentito il pomeriggio prima, dovrà aspettare, perché l’agenda della dottoressa Martino concede ben pochi margini di modifica. Alla Marple, l’agenzia investigativa tutta al femminile, nulla è lasciato al caso e la ragazza al reception desk ha un atteggiamento impersonale, professionale ed efficiente. Proprio come Nicole, che alle nove in punto fa di nuovo la sua comparsa per accompagnarlo nello “spazio” al primo piano che costituisce l’ufficio di Ginevra Martino: trentaquattro anni, fisico statuario, un breve passato da top model, Laurea in Giurisprudenza, master in criminologia alla Sapienza e un curriculum investigativo di tutto rispetto. Dopo i convenevoli di rito, Liam deve spiegare il motivo della sua presenza: il tariffario di millecinquecento euro al giorno, spese incluse, rende l’agenzia piuttosto selettiva nella scelta dei casi. E comunque non basta pagare, dipende anche da quanto sia importante per il cliente il raggiungimento degli obiettivi. L’eventuale indagine vede coinvolta sua figlia Asia, affiliata al Laboratorio Hegel, che non è solo, come tutti credono, un movimento politico collocabile nella destra populista con tentazioni reazionarie formato da un manipolo di innocui xenofobi elitari. Sulle pagine di diario fotocopiate dal padre, si leggono riflessioni giovanili riconducibili all’estremismo fascista, ma che vaticinano la necessità di un nuovo regime tramite l’utilizzo di competenze e tecnologie: hackeraggio di siti parlamentari e governativi, azioni dimostrative mirate, dialogo con il fondamentalismo xenofobo europeo, propaganda e manipolazione dei media... Tutte cose che andrebbero denunciate alla sezione antiterrorismo della Digos, che non sono materia di investigazione privata: è questione di responsabilità collettiva e di sicurezza nazionale. Sarebbe necessario infiltrarsi tra le loro file e fare un’attività di intelligence che non compete alla Marple. Da “maschio arrogante incapace di accettare il fatto che una donna ponga loro condizioni non trattabili”, Liam rilancia chiedendo “una cifra”. A Ginevra non resta che assecondare il gioco, intervenendo sulle condizioni: un mese e sessantamila euro, anche se non si scoprirà niente. Se invece risulteranno situazioni che a suo inappellabile giudizio ritiene debbano essere segnalate alle autorità competenti, procederà con una denuncia senza alcuna autorizzazione da parte del Bonaga: è disposto a rischiare?

Dopo aver risolto il caso dell’Innominato, un serial killer che ha ucciso per ben quattro volte nelle discoteche della provincia di Rimini, l’agenzia investigativa Marple deve lasciare in stand-by per un mese tutti i casi di cui si sta occupando per concentrarsi su una nuova indagine. Un facoltoso padre è preoccupato per le frequentazioni dell’unica figlia, Asia, una ventenne ribelle, legata a Omar Giordani, responsabile della sezione bolognese e figura emergente del movimento eversivo di estrema destra denominato Laboratorio Hegel, ed è disposto a sborsare una cifra piuttosto alta per capire fino a che punto la ragazza sia coinvolta. Le quattro detective dell’agenzia saranno impegnate sul campo H24: Chloe, perennemente in ritardo, una sorta di guru su tutto quanto concerne il web e l’informatica, Greta, particolarmente efficiente nei pedinamenti, Camilla, con una grande attitudine a fare squadra, tenace e competente nel perseguire gli obiettivi, insieme a Nicole, hostess interinale, metodica, riservata e precisa, ma senza mansioni operative e, naturalmente, Ginevra, che tiene per sé gli incarichi più prestigiosi. Donna dalla personalità controversa e sfaccettata, intransigente e fragile nello stesso tempo, ha un tallone d’Achille: l’incapacità di esternare sentimenti, una scelta strategica nella vita professionale, ma un limite in quella privata. Grazie all’aiuto e alle competenze di ciascun membro della squadra, Ginevra riuscirà ad infiltrarsi nel Laboratorio dove farà la conoscenza di Asia e di Omar, su cui si concentra la prima parte dell’indagine, in un quadro generale che si rivela più ampio del previsto. Ginevra dapprima sarà pronta a fare una cosa che, professionalmente, è la negazione di tutti i principi deontologici, senza pensare ai conflitti di interesse con il suo cliente, poi sarà costretta a mentire. Ammettere infine la verità non le risparmierà di finire sul registro degli indagati complicando ulteriormente la sua vita. Dopo una trilogia milanese, Berselli fa ritorno a Bologna — non certo nuova a fare da sfondo a trame noir —, una città che adora e che prende vita nell’accuratezza delle descrizioni e delle ricostruzioni topografiche: una mappa affidabile dove si muovono le protagoniste di questo romanzo, che sfugge a una rigida classificazione di genere, perché agli elementi tipici del noir investigativo si aggiungono quelli del giallo politico, con un taglio fortemente psicologico e incentrato sui personaggi. Sono queste caratteristiche che, aggiunte a una scrittura fluida, a un ritmo sostenuto e a dialoghi ben costruiti, fanno apprezzare Gli eversivi, perdonando all’autore qualche stereotipo e un finale forse un po’ affrettato.