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Gli immortali - Storie dal mondo che verrà

Gli immortali - Storie dal mondo che verrà

Alberto Giuliani ama raccontare storie: la macchina fotografica che ha ricevuto come regalo di compleanno quando ha compiuto tredici anni è diventata sua compagna fedele, e, col tempo, strumento di lavoro che gli ha permesso di assecondare la sua passione per i viaggi. È il 1996: il reporter è in Siberia, sulle rive del lago Bajkal. Due settimane di lavoro, nessuna foto decente, i soldi che scarseggiano, e l’arrivo inesorabile dell’inverno che manda a gambe all’aria ogni possibilità di recuperare il tempo perduto. Quella mattina ad Irkutsk, Anna, la sua interprete, lo porta nel vecchio, decadente ristorante dove, dicono, servano ancora un ottimo piatto tradizionale, il tsuivan, ovvero noodles fritti con carne di capra e cipolla. È lì che incontrano la donna anziana, che, dopo aver scambiato qualche parola con Anna, gli prende le mani, lo invita a lasciar cadere alcune pietre con la mano destra, in uno sconosciuto rituale che lui accetta di eseguire con scetticismo. Al termine dell’incontro gli predice che avrà una morte prematura, prima dei quarantacinque anni. Trascorrono due anni. Giuliani è in India, a Vrindavan, “la città dell’amore infinito e dei cinquemila templi” sulle rive del fiume Yamuna, “tra i luoghi celesti di Krishna”. Alloggia nella casa di Mr Sharma, un bramino amato e rispettato che gli ha affittato una stanza. Il giorno della sua partenza, il bramino, nell’accomiatarsi, gli prende le mani: “Hai imparato molto dalle tue vite precedenti - gli dice - ma il tuo viaggio è ancora lungo. Non temere, sarà bello. [...] Saprai dare fino a lasciar andare tutte le cose. In un giorno caldo dei tuoi quarantatré anni, ti aspetta una morte violenta. Allora, quando resterai solo davanti alla fine e ritroverai tutto nel tuo cuore, spetterà a te decidere [...]. Un uomo del futuro ti saprà aiutare. Trovalo e fidati di lui, ti indicherà una giusta strada”. Ora Alberto è alla soglia dei suoi quarantatré anni, e venti ne sono trascorsi dalla profezia del bramino. Ha una moglie che gli ha dato un figlio, Ernesto. Il termine della predizione si avvicina: non può far altro che mettersi in viaggio, alla ricerca dell’uomo del futuro...

“... A superare i limiti si rimane soli [...] il limite è una questione di distanza, o meglio di vicinanza, a ciò che è umano, a ciò che amiamo”. Le foto di Alberto Giuliani sono state pubblicate su riviste come “Time”, “Le Monde”, “Stern”, “El Pais”; i suoi reportage sono comparsi su magazine come “Marie Claire”, “Vogue - Italia”, “Vanity Fair”, “AD”; ha inoltre realizzato video pubblicitari per aziende, istituzioni, ONG (ha firmato, tra le altre, la campagna di sensibilizzazione promossa da una nota multinazionale che ritraeva i segni dei dispositivi di protezione sui volti del personale sanitario dell’Ospedale di Pesaro, sua città natale, coinvolto nella gestione dell’emergenza COVID-19, e che ha permesso di raccogliere oltre 150 milioni di dollari donati agli Ospedali). Gli immortali, suo libro di esordio, che vanta già traduzioni in tedesco ed in finlandese, è un diario di viaggio intorno al mondo, sulla traccia delle inquietudini sulle possibilità che ci attendono nel futuro. Sono diversi gli scenari distopici raccontati: dai lussuosi appartamenti sotterranei ricavati nei silos di lancio di vecchi missili nucleari, offerti a cifre astronomiche ai ricchi che potranno trovarvi rifugio in attesa di apocalissi innescate da impatti con asteroidi, o da incontrollabili nuove pandemie, ai depositi di corpi congelati al momento della morte, che dovrebbero essere risvegliati il giorno in cui la scienza avrà trovato il modo di trattare le malattie oggi non curabili da cui erano affetti; dai centri di ricerca ove si prova a superare le linee di demarcazione - anche, se non soprattutto, quelle emotive, tra l’intelligenza artificiale e quella umana, alle cupole in Cornovaglia sotto cui si può visitare un pezzetto di foresta tropicale, forse destinate a diventare per quegli alberi ciò che gli zoo sono per alcune specie animali in via di estinzione; dalle spedizioni che mimano le terribili condizioni che affronteranno i primi coloni su Marte - forse prossima tappa dei nostri tentativi di proiettarci oltre la vita sulla Terra - ai tentativi di manipolare il codice genetico per creare l’essere umano che non dovrà temere alcuna malattia. La traccia personale che percorre il racconto, contrariamente a quanto ci si dovrebbe attendere, crea una sorta di filtro artificioso che può lasciare nel lettore una sensazione di estraneità, piuttosto che di identificazione, rispetto alle esperienze ed agli incontri narrati. Sullo sfondo aleggia la paura della morte, che da fenomeno individuale finisce con il riflettersi nelle angosce dell’umanità tutta, impegnata a crescere, consumare, depauperare le riserve del pianeta che ha ereditato, e che sembra incapace di fermare la corsa verso il baratro.