Salta al contenuto principale

Gli informatori

Gli informatori

È la mattina del 7 aprile 1991. Sul quartiere Chapinero, a Bogotà, si è abbattuto un tremendo nubifragio. Semafori fuori uso, auto trascinate dalla corrente, canali con acqua fangosa che straripa, fogne al collasso, traffico in tilt e la circostanza atroce di una tassista che muore perché ha incautamente atteso troppo e l’acqua l’ha intrappolata nel suo stesso veicolo. Gabriel Santoro riceve proprio quel giorno un’inspiegabile telefonata dal padre. È un invito a casa sua. Dopo tre anni nei quali entrambi hanno reciprocamente praticato rapporti ostili e discontinui. È infatti dal 1988, da quando Gabriel ha scritto il suo primo romanzo d’inchiesta Una vita in esilio, che il loro legame è incrinato. Perché il più aspro e infaticabile critico del suo libro, lo storico professore di Retorica, l’uomo innamorato di Demostene, lo invita a casa sua? A breve, per colpa dell’età e di una patologia diagnosticata da poco, sarà costretto a subire un importante intervento al cuore. Di questo vuole parlare con suo figlio, ma anche di come riscatterà la sua persona, proprio grazie alla seconda vita che l’intervento gli regalerà. Padre e figlio ricuciono il loro rapporto lacerato nelle settimane seguenti all’intervento, durante le dolorose e delicate sedute di riabilitazione, nei momenti intimi in cui il figlio si prende cura del padre e gli cambia i bendaggi, lo lava, lo veste e gli tiene compagnia. Gabriel Santoro senior sa che ha ricevuto un dono irripetibile. È fermamente intenzionato a sfruttarlo al meglio: è disposto - il che pare surreale - addirittura a ritrattare le violente e velenose critiche al libro del figlio. Complice anche la casuale e spumeggiante relazione con Angelina, la sua fisioterapista, Gabriel ha proprio l’impressione di essere un miracolato. Eppure, i suoi speranzosi piani di redenzione sono costretti ad una brusca frenata. Nel dettaglio, si arrestano su un tornante della strada che conduce da Las Palmas a Medellin. A questo punto, Gabriel junior è costretto ereditare la vita del padre e gettare finalmente chiarezza su avvenimenti accaduti nella Bogotà del 1940, avvenimenti sui quali suo padre ha sempre esercitato un controllo muto, geloso e aggressivo...

Gli informatori parla soprattutto dell’affascinante legame che il ricordo possiede con la vita. È una specie particolare, un po’ spaventosa: è cocente, doloroso, ingombrante. Si fa molta fatica a parlarne, si conserva con avversione, distorce e avvelena la vita di chi, con un coraggio difficile da spiegare, decide di tacere anziché parlare. Il libro affronta con eleganza, con sincerità a tratti stridente ma anche con dolcezza inaspettata un tema particolarmente controverso nella storia colombiana contemporanea: le liste nere che il governo di Bogotà ha istituito, spinto dall’influenza del governo statunitense, dal 1941 al 1946. Quello che era stato pensato come uno strumento per identificare e isolare i simpatizzanti del Terzo Reich, presto è diventato uno spietato tritacarne all’interno del quale molti esuli tedeschi, ignari e sfortunati, sono capitati per accidente. Piccoli imprenditori e commercianti, esuli dalla Germania anche da vent’anni, coinvolti loro malgrado in un crudele e spietato gioco di delazioni, realpolitik, interessi personali e madornali errori burocratici. Di questo parla Una vita in esilio, il libro di finzione che Gabriel Santoro junior scrive con Sara Guzman, storica amica del padre e guardiana di memorie che nessuno ha più il coraggio di ricordare. Di questo parla anche Gli informatori, seguito ideale e morale di Una vita in esilio, terzo romanzo di Juan Gabriel Vásquez.