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Gli invasori

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Adun Bayatan osserva la pianura in attesa di scorgere la carovana all’orizzonte, ma il tempo passa e nulla si mostra al suo sguardo. Sono stati i Padri del villaggio a mandarlo di vedetta cinque giorni prima, per la sua prestanza e il suo occhio acuto, come acuta è la sua mente. Adun, come chiunque altro, obbedisce al volere dei Padri che risiedono nell’antico castello e prendono decisioni per il bene comune, anche se dentro di lui si agitano risentimento e voglia di disobbedire. Accanto al castello si trova la grande chiesa. Il fratello di Adun, Ivan, è stato scelto per partecipare al Sacerdozio e ora vive insieme ai Padri, chissà se è una fortuna o una sventura la sorte che gli è capitata. Le grandi strutture che riportano i danni del tempo, appartengo a prima della Distruzione, prima che il mare sommergesse parte della terra mutandone l’aspetto, così come le macchine incrostate di ruggine che riempiono la chiesa e gli strani oggetti di metallo che emergono dalla terra appena si passa il vomere per l’aratura. Persino dentro le acque del fiume, anche risalendone il corso, è possibile scorgere resti di pietra e metallo appartenenti agli uomini del passato. Allevare pecore e mucche, pescare nel fiume, non bastano a sfamare il villaggio, occorrono le offerte che le altre comunità inviano loro, ma il ritardo della carovana preoccupa i Padri. Possibile che qualcuno l’abbia depredata? A mantenere l’ordine e la volontà imposta dai Padri c’è l’esercito di cento uomini in armatura capeggiato dal valoroso Karasoin, anche loro risiedono dentro le mura, tra gli eletti, hanno il cibo migliore, le spade e sono serviti e riveriti. Adun odia Karasoin, il capitano delle Spade. L’ostilità che prova è dovuta al fatto che la bella Erya, che lui ama in segreto e da cui è ignorato, è desiderata dal capitano e la giovane sembra esserne lusingata. Presto si concederà al cavaliere come fanno tutte le ragazze del villaggio e questo pensiero è insopportabile. Anche Adun è un uomo, allora perché deve essere schiavo, soffocare i propri desideri e vivere con questo terribile senso di frustrazione? A strapparlo al suo cupo ragionare è il suono forte e sgraziato della sirena dei Padri, che proviene dal villaggio…

Il mondo in cui Adun vive è un mondo post-apocalittico, post-bellico. Gli uomini del passato sono stati distrutti dalle macchine che loro stessi hanno costruito, capaci di lanciare fiamme e proiettili, volare e strisciare sotto il mare. Dopo la guerra le acque si sono sollevate e hanno sommerso le città, poi è arrivato il ghiaccio e gli uomini hanno continuato a morire di stenti e malattie, ciò che resta di palazzi e macchine è in rovina, nessuno è più in grado di utilizzare la tecnologia, i libri si stanno disintegrando e le passate conoscenze vengono metodicamente ricopiate su pergamena con inchiostro di fortuna da uomini che non comprendono il significato delle parole, tranne alcuni, tra cui Ivan, il fratello di Adun: “Noi veneriamo quello che abbiamo perduto perché non capiamo cosa fosse. E coloro che lo possedevano lo hanno perso perché non ne conoscevano il valore”. In questa nuova realtà pochi capi detengono il potere e lo esercitano su una massa inerme, instupidita e debole, incapace di ribellarsi ai Padri e alla Fede, retaggio di un’altra epoca, che li spinge a venerare tre figure divinizzate: Marx, creatore della Fede, Lenin e Stalin. Pubblicato nel 1934, il romanzo dello studioso e saggista Alun Llewellyn (1903-1987), è ambientato in una Russia modificata dalla guerra e dai cambiamenti climatici successivi. L’autore amalgama distopia e fantascienza, oscurantismo religioso (con tanto di monaci amanuensi) e invasioni aliene. Il romanzo, l’unico del genere che abbia scritto, è ben lontano dai temi della space opera, dalle influenze futuristiche e da tutto ciò che si svilupperà negli anni successivi. Adun viene presentato come l’eroe ribelle della storia, colui che vuole opporsi al sistema teocratico imposto dai Padri e riprendersi la propria vita al fine di impossessarsi della fanciulla dei suoi sogni, promessa al Capitano di Spade (sfortunatamente maschilismo e brutalità sono i soli elementi a caratterizzare gli uomini nel racconto). Un vero e proprio scontro di classe e di forze. Uno scontro che ha come obiettivo l’autodeterminazione nella cornice di un’inaspettata invasione aliena a opera di lucertole giganti (prima dell’arrivo dei rettiliani col loro potere occulto, insomma). Un classico della fantascienza dalle atmosfere inquietanti felicemente riproposto nella Collezione Urania.