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Gli invasori dell’impero

Gli invasori dell’impero

Costantinopoli, estate del 352 dopo Cristo. Un piccolo gruppo di legionari scruta l’orizzonte, verso il mare. Alle loro spalle l’optio Traiano è inquieto. Il centurione Valgo tenta invano di rassicurarlo, affermando che la nave che stanno aspettando certamente arriverà. Si trovano al porto perché devono supervisionare uno scambio di prigionieri. La controparte è rappresentata dal temibile iudex Anzo dei Goti Tervingi, meglio conosciuto da tutti come la Vipera. Si è guadagnato questo soprannome perché in battaglia è un abile stratega ed è mortifero proprio come un serpente velenoso. I Goti devono restituire ai Romani un ambasciatore in cambio di Draga, il figlio di Anzo, che è ancora un ragazzino. Lo scambio però si rivela essere una trappola per i Romani dato che compaiono all’orizzonte due navi tervinge per un attacco a sorpresa. I legionari e gli arcieri hanno però la meglio, eliminando sia Anzo che Draga, che cade in acqua ferito. Ivo, il luogotenente di Anzo, ormai sconfitto e sanguinante, lancia un’oscura profezia all’indirizzo dei Romani: verrà il giorno in cui la Vipera risorgerà. Quel giorno, le tribù si riuniranno. E quel giorno, il sangue romano scorrerà come il Grande Fiume! Nel 376 dopo Cristo questo anatema è destinato a compiersi. L’Imperatore Valente è costretto a ritirarsi dalla Mesia per concentrare gli sforzi nella guerra ai Persiani e quindi i confini lungo il Danubio rimangono sguarniti lasciando campo libero al pericolo che proviene dal nord...

Gordon Doherty è un giovane autore scozzese autore di molti romanzi storici. Un amore, quello per l’antica Roma, generato dalla vicinanza costante al Vallo di Adriano e quello di Antonino. Il romanzo in questione è il secondo capitolo di una lunga saga composta da otto volumi, denominata Il legionario. I primi sei sono stati tradotti in Italia da Newton Compton. Nella narrazione ci sono echi di autori celebri del genere come Simon Scarrow, David Gemmell e il nostro Valerio Massimo Manfredi anche se l’aderenza storica non è una delle qualità principali di questo Gli invasori dell’impero. Il mito e la leggenda dominano la storia e l’autore ha scelto di puntare tutto sull’azione e la rapidità dei fatti raccontati piuttosto che sulla ricostruzione storica certosina e la descrizione delle psicologie e dei rapporti dei personaggi principali. Anche i dialoghi a volte scadono un po’ nel banale con imprecazioni che si addicono più a un marine della guerra del Vietnam piuttosto che a un centurione dell’Antica Roma. La lettura scorre comunque rapida e piacevole, a patto di chiudere un occhio sulla mancanza di rigore storico.