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Gli invisibili

Gli invisibili

Pristina, Kosovo, 1995. L’albanese Arsim è seduto ad un tavolino in ombra davanti ad un bar, guardando chi passa. Lo nota subito: sta attraversando la strada, un uomo nel corpo di un adolescente. Si siede nel tavolo accanto e, mentre posa i libri, gli lancia uno sguardo. Arsim, spinto da un coraggio che non credeva di avere, si alza, si avvicina e lo saluta in serbo, chiedendo di potersi sedere al suo tavolo. Il giovane uomo, occhi grigi e capelli rossicci ben curati, accetta volentieri. Si chiama Miloš, è appunto serbo e studia medicina. Ordinano un caffè e parlano a bassa voce in inglese, si raccontano, si conoscono, il tempo vola per loro. Arsim non frequenta quasi più l’università, studia inglese, storia e letteratura e vuole fare lo scrittore. Si guardano e si studiano a vicenda, memorizzando suoni e movimenti del viso. Miloš vuole specializzarsi in chirurgia. Un albanese ed un serbo dovrebbero essere nemici. Infatti, Pristina è invasa dalle truppe serbe con i fucili d’assalto, mentre carri armati e veicoli militari sfilano per le strade; la guerra si avvicina. Eppure, quando Arism poggia la mano sulla spalla di Miloš sente che non è così, quell’uomo lo vuole. Decidono di rivedersi la settimana successiva. Arsim torna a casa da sua moglie Ajshe. È sposato da quattro anni. Lo ha fatto per accontentare suo padre malato, perché è meglio vivere con qualcuno che stare soli e perché un uomo deve avere dei figli. E proprio quella sera lei gli dice che aspetta un bambino. Con una rabbia mai provata, colpisce con violenza la moglie con un manrovescio. Troppe emozioni per Arsim, quella notte dormono in camere separate. Non sa che pensare, se quel giorno sia il più bello perché ha incontrato Miloš o il più triste perché ha saputo che diventerà padre...

Due uomini incompleti, che non possono vivere la loro storia, che devono nascondere sentimenti e inclinazioni, fino a diventare stranieri a se stessi. Bolla è il titolo originale di questo romanzo, una parola che tra i tanti significati che ha: spettro, bestia, diavolo, c’è anche straniero. Gli invisibili è il terzo romanzo di Pajtim Statovci, kossovaro di origine, finlandese di adozione che conferma il suo grande talento. Tocca temi importanti come: l’omosessualità, la guerra, l’emigrazione e lo fa con delicata maestria, senza perdere la potenza narrativa. Il romanzo è diviso in tre sezioni e la narrazione si snoda alternando i due personaggi principali, Arsim e Miloš, che sono le voci narranti. I piani temporali dei due sono sfalsati e la storia ha inizio con un’immagine particolarmente cruda della guerra, raccontata da Miloš. Sarà proprio la guerra a sconvolgere le loro vite, serbi contro albanesi, milioni di profughi e una ferocia efferata. Per loro il ricordo di quattro giorni di vacanza al mare a Dulcigno. Quattro giorni di libertà e di amore, prima che tutto cambi. “Forse la felicità è sapere che non esiste. E la tristezza è la saggezza per sopportarlo”, questo si dicono i protagonisti alla fine della loro vacanza. Infatti, Arsim partirà con la famiglia verso un paese straniero e diventerà un marito violento e un padre tirannico. Miloš si arruolerà come medico, vivendo in pieno la disumanità della guerra, sprofondando nell’oscurità e alienandosi dal mondo circostante. Statovci ne Gli invisibili mescola i generi letterari. Arsim è il narratore interno, Miloš è l’autore di un diario e l’aspetto che accomuna le due voci è la profonda intimità con cui si esprimono. Per Arsim c’è una narrazione lucida, mentre Miloš rielabora gli eventi, con poca continuità e con qualche lacuna. Questo a sottolineare il suo progressivo deterioramento psicologico. Come è possibile sopravvivere quando non puoi essere quello che sei, quando bisogna nascondersi dal mondo e nel mondo? È un quesito che, purtroppo, vale ancora oggi. Fondamentale è il contesto storico, prima, durante e dopo la guerra e vederlo riflesso nella psicologia dei personaggi. Sarà dura per Arsim constatare, una volta ritornato a Pristina, che il mondo di ieri non c’è più, che regna solo devastazione e desolazione. Fare i conti con la guerra e le paure che ha generato è un compito difficile per i protagonisti. Ne Gli invisibili Ajshe, moglie di Arsim, è una donna fedele al concetto di famiglia e al rapporto con il marito e riuscirà alla fine del romanzo a conquistare un equilibrio. Fa una scelta di indipendenza, per tutelare se stessa e i suoi figli, nonostante la conseguenza dolorosa di dover lasciare definitivamente Pristina.