Salta al contenuto principale

Gli occhi del corvo

Gli occhi del corvo

Quando un corvo, gracchiando, vola in cerchio tre volte intorno a un’abitazione, niente di buono sta per accadere. Questo Cinzia lo intuisce subito, anche prima che quel nero volatile diventi per lei un’ossessione e inizi a perseguitarla con i suoi occhi brillanti e animati da un’oscura intelligenza. Cinzia abita da sola con il padre in una cittadina anonima. Orfana di madre, le figure maschili sono per lei un prezioso punto di riferimento, a cominciare da quella paterna e, più recentemente, quella del ragazzo che ama, Lorenzo. Quel corvo ha ragione: presto Cinzia dovrà cavarsela da sola in quella città maledetta da Dio, perché suo padre sta per perdere la sua battaglia contro il cancro. La sventura allarga la sua coltre e colpisce poco dopo anche lo zio di Lorenzo. Ad avvisarlo della fine, una misteriosa donna con un biglietto nero, il biglietto simbolo del capolinea. La signora Nina segue il susseguirsi delle macabre vicende con apprensione, sembra essere a conoscenza di qualcosa di importante riguardo alla madre di Cinzia e sente di dover mettere in guardia la ragazza, prima che sia troppo tardi. Che quello strano libro che Lorenzo tiene nascosto sia coinvolto in tutto questo? Non è solo Cinzia a chiederselo, anche Alessandro e Laura sono incuriositi da quel misterioso testo. Come loro, altri ragazzi del paese si scoprono attratti da oscure forze che sembrano pronte a manifestarsi proprio in quell’insulso paesello, sotto l’occhio vigile del Corvo...

Duma è un estimatore di Lynch, lo scopriamo dalle sue precedenti pubblicazioni, tra le quali figurano i saggi David Lynch. Viaggio nell'occulto (Weird Book, 2020) e Benvenuti a Twin Peaks (Panesi Edizioni, 2017). C’è molto dello stile del poliedrico regista statunitense in questo romanzo. Il surrealismo impregna l’intera storia, mettendo alla prova la mente e l’attenzione del lettore con salti temporali e spaziali per i molti personaggi coinvolti nel gioco del Corvo. La narrazione rispecchia l’atmosfera confusa e onirica che avvolge i protagonisti, alternando senza soluzione di continuità confessioni in prima persona di adolescenti confusi, sezioni scritte completamente in terza persona, versi di canzoni dai messaggi nascosti, conversazioni di web chat riportate su forum di invasati, flussi di coscienza di artisti in preda a deliri. A sbriciolarsi è anche l’impaginazione canonica, che abbandona spesso le regole grafiche che identificano un paragrafo, mescola stili di testo, va a capo quando vuole, passa dal corsivo e atterra in doppi spazi bianchi per creare sempre più vuoto nella pagina. Sempre più sospensione. Il disorientamento derivante dalla difficoltà a separare il sogno dalla realtà è una sensazione che si affievolirà solo con l’epilogo della vicenda. L’atmosfera ossessiva e claustrofobica e l’inquietante ripetersi di quel “Nevermore” pronunciato dal corvo di Poe si materializzano così nel romanzo di Duma come la base stilistica su cui poggiare lo svolgimento della trama. Molto presente anche la componete mistica, con un’attenzione particolare a caratterizzare il culto del Corvo con basi storiche, collegate ad un immaginario sviluppato dall’autore. I rimandi sono però spesso molto ricercati e lo stesso Duma trova necessario spiegare le numerose connessioni e coincidenze. Una guida utile per comprendere appieno la storia ma che intacca il fascino della scoperta e diminuiscono il coinvolgimento derivante da un più desiderabile show, don’t tell. L’intricata trama e la grande attenzione richiesta a far funzionare tutti i vari ingranaggi della storia ha probabilmente rubato spazio alla caratterizzazione dei vari protagonisti, che finiscono per apparire quasi esclusivamente come ragazzi fisicamente perfetti e viziati. Un progetto nel complesso originale e ambizioso che punta a un finale inatteso ma, al contempo, visibile durante la lettura come una sorta di luce guida che faccia sempre sperare in un’uscita (dalla pazzia?).