La sala riunioni galleggia sopra il parco come un acquario di vetro e neon, sospesa in un silenzio artificiale che sembra separarla dal resto del mondo. La luce fredda cade sui volti, li rende opachi, quasi cerati, mentre dalle stanze accanto filtra un brusio continuo, un sottofondo ostinato che vibra contro le pareti trasparenti. Attorno al tavolo si discute un manoscritto giudicato folle, forse impubblicabile, quasi come un oggetto capitato lì per errore. Le parole rimbalzano nell’aria, si accavallano, ma restano lontane; la mente di Gianni scivola altrove, si sottrae al presente, immagina di alzarsi, salire sul tavolo lucido e battere un tip tap improvviso, sfidando la gravità e il decoro, per poi tornare seduto come se nulla fosse accaduto. In sogno sarebbe possibile, e nessuno ne sarebbe davvero stupito. La voce di Sergio richiama all’ordine, chiede un parere. In un istante l’assenza si ricompone, come una crepa che si richiude: il libro è assurdo, ma proprio per questo potrebbe diventare un caso letterario, qualcosa di cui si parla controvoglia ma con entusiasmo. Meglio rischiare con una campagna mirata, tre settimane di prova, con un investimento contenuto. Se fallisce, la perdita è minima; se funziona, il successo può dilagare, superare le previsioni e magari diventare un bestseller. I volti reagiscono: sorrisi prudenti, cenni d’assenso misurati. Sara si rilassa; Sergio guarda fuori dalla finestra prima di decidere, come cercasse un segno nel cielo lattiginoso; Angelo, pronto, sorride, già proiettato oltre. La riunione scivola verso la fine mentre la fame si fa concreta e urgente, richiamo fisico che spezza ogni dispersione. Anche nei sogni si mangia e ci si sazia davvero, poi si cambia scena senza spiegazioni. Resta solo da attendere la decisione definitiva e scendere, finalmente, da quella che sembra una scomoda astronave di luce fredda, sospesa sopra il parco come un pensiero irrisolto…

Con Gli orologi di Sen di Carlo A. Martigli, il lettore entra in una narrazione che muove dai gesti consueti della vita urbana per insinuarsi, con passo insieme lieve e analitico, nelle crepe dell’identità. A guidarci è Gianni, editor milanese e voce narrante, colto nel momento in cui una frattura sentimentale incrina l’idea stessa di realtà. Da quell’urto prende avvio un percorso che non è soltanto crisi, ma progressiva ridefinizione dello sguardo sul mondo e su di sé. In Gianni riconosciamo le nostre esitazioni, i nostri slanci, le nostre cadute. E mentre il racconto procede con ritmo naturale, quasi confidenziale, ci accorgiamo che la leggerezza è solo apparente: sotto scorre una riflessione sottile sulla memoria, sulla vulnerabilità delle certezze e sulla possibilità di rinascere accettando l’ambiguità; sull’identità, in cui le atmosfere oscillano tra il quotidiano e il meditativo, tra il reale e il sogno, in un equilibrio instabile ma necessario, come se ogni gesto ordinario custodisse una spaccatura attraverso cui filtra l’inquietudine. La scrittura di Martigli avanza alternando registri diversi: all’osservazione ironica del quotidiano affianca improvvise aperture visionarie. Ma l’ironia non giudica, semmai protegge; è uno strumento conoscitivo che permette di sostare nel dolore senza cedere alla retorica. Anche le espressioni latine, disseminate con misura, non appesantiscono la pagina: diventano tracce di una memoria culturale che dialoga con l’incertezza del presente, allargando il campo semantico della narrazione. Ogni digressione è funzionale, mai gratuita; anzi, amplia l’orizzonte, suggerendo che il sogno – vero protagonista simbolico del romanzo – è un meccanismo complesso e stratificato. E persino Milano si trasforma in uno spazio mentale dove veglia e sogno si sfiorano mentre le sedute dalla psicoterapeuta, le partite a ping-pong, la presenza silenziosa del gatto Ciccia compongono un paesaggio interiore attraversato da inquietudini e desideri. L’incontro con Sen, venditore di orologi contraffatti, introduce una figura ambigua e simbolica: quegli oggetti che misurano il tempo e insieme lo falsificano diventano emblema di una percezione instabile, di un’esistenza che oscilla tra autenticità e illusione. Martigli costruisce un romanzo intimo e pensoso, che si imprime con discrezione e tenacia nella coscienza del lettore per la sua ostinata, silenziosa verità.