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Gli Stramer

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Nathan è ritornato in Polonia per amore di Rywka: con lei ha messo su una famiglia che vive stipata in un piccolo appartamento di Via Goldhammer, nella cittadina di Tarnów, vicino Cracovia. Hanno sei figli, pochi soldi, ma tanto ottimismo. Il fratello Ben è rimasto invece a New York, è felicemente sposato, anche se la vita non gli ha dato i figli che sperava e voleva: sarà per questo motivo che anziché andare a trovare Nathan in Polonia, preferisce mandargli dei soldi. I due fratelli hanno due fortune diverse, chi i soldi ed un solido commercio, chi invece una famiglia numerosa. Dell’America a Nathan è rimasta qualche ricordo, espressioni gergali ed una cinghia robusta con la quale liscia il sedere dei figli quando fanno arrabbiare. La vita di Nathan, che pure lavora in una macelleria kosher, si nutre di espedienti, ma si capisce che non è un grande imprenditore: come quella volta che pensa di aver fatto un affarone acquistando candele in una quantità tale da poter illuminare tutta Cracovia, senza capire perché il prezzo è così basso. Ci investe tutti i suoi soldi americani, quelli di Ben: peccato che le candele non hanno lo stoppino. Nonostante questi intoppi, Rywka è sempre al suo fianco, lo consola e lo sostiene; i figli sono svegli, volenterosi. Insomma, sembra andare tutto bene, ma tira una brutta aria in Polonia, un’aria di odio, che presto cambierà la vita di questa umile, ma felice, famiglia…

Il percorso di Nathan Stramer è inverso rispetto a quello della famiglia Karnowski di Israel J. Singer, giacché dopo aver lasciato la Polonia per gli Stati Uniti, Nathan sceglie di ritornare a Tarnów per amore: voleva portar Rywka al mare, lasciarsi coccolare dalla vista delle onde, ma poi Rywka è rimasta incinta ed il mare ricompare soltanto alla fine del romanzo, quando dopo la catastrofe del nazismo e della Shoah, Nathan si ritrova da solo e ricompone la sua famiglia nella sua testa. Il romanzo di Mikołaj Łoziński mette in scena, nero su bianco, la normalità della vita degli ebrei polacchi che, nei piccoli atti quotidiani, sono spettatori dell’affermazione del nazismo, del clima crescente di odio che ha pervaso l’Europa nell’immediato dopo guerra (Prima Guerra Mondiale). La famiglia Stramer è una famiglia normalissima, umile, con delle aspettative di miglioramento sociale (Nathan sogna un futuro da violinista per un figlio, pur non sapendo neppure cosa sia un violino). Questa normalità è spezzata dalla furia del nazismo che distrugge l’ordinarietà per disintegrarla. La cifra stilistica dello scrittore, basata su una narrazione piana, priva di orpelli e inutili divagazioni se non quelle che sono necessarie per ricomporre una sensazione, un’immagine, per dare senso ad un gesto, è il valore aggiunto di questo romanzo che fugge dalla retorica per provare a ricostruire, con il giusto senso dell’umorismo della tradizione ebraica yddish, il clima che un ebreo e la sua famiglia potevano vivere nel periodo che inframmezza le due guerre mondiali. In quei piccoli gesti naturali si incarna l’eroicità di chi prova a non lasciarsi sottomettere da eventi storici più grandi, di chi costruisce legami, eredità di valori e pensieri.