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Gli ultimi giorni di Roger Federer

Gli ultimi giorni di Roger Federer

Sin dall’inizio Jim Morrison era assorbito dalla fine. L’ultima canzone del primo album dei Doors si intitola The End e “until the end” l’unica vera amica è la musica. The End è anche l’ultima canzone che i Doors eseguirono dal vivo, pochi mesi prima della morte di Jim Morrison. È The End che viene in mente a Geoff quando nel 2019, in occasione degli Australian Open, ascolta la conferenza stampa in cui Andy Murray annuncia il suo ritiro, la sua fine. Fine. Quella di Roger Federer, il primo dei “Big Four”; quella di George Best, che a soli ventisei anni nel 1972 annunciò di lasciare il calcio per poi giocare la sua ultima vera partita solo due anni dopo; quella degli scrittori che devono consegnare il manoscritto alla casa editrice entro i tempi stabiliti; quella di chi smette di fare ciò che ama; la fine lavorativa, oggi spesso temuta, di chi arriva al pensionamento. Ma anche la fine di un grande filosofo come Nietzsche e la fine non fine di un Bob Dylan che continua a riscrivere le sue vecchie canzoni. E la fine pure di chi nega l’eventualità della morte, come quel famoso D. H. Lawrence che sino all’ultimo stentò ad ammettere di soffrire fin da bambino di problemi bronchiali...

Com’è tipico delle sue opere e del suo stile, anche in Gli ultimi giorni di Roger Federer Geoff Dyer, scrittore inglese classe 1958, mescola autobiografia, commento di opere altrui (letterarie, musicali, cinematografiche, pittoriche) e riflessioni sulla vita, creando un testo denso e dotto, ma anche non facile da seguire nelle sue peregrinazioni. A tratti ironico, altre volte noioso, questo scritto è un viaggio nel mondo della finitudine, a interrogarsi sul significato di età matura e a riflettere sulle proprie paure, legate all’inevitabile declino della vecchiaia. E queste riflessioni sono accompagnate dagli esempi di fine di personaggi illustri, di cui Roger Federer, a cui fa riferimento il titolo, è solo uno dei tanti: tra gli altri, troviamo Nietzsche e De Chirico, Bob Dylan e Lawrence, Beethoven e i Doors. A volte tramite un collegamento esplicito, altre passa da un pensiero all’altro, Geoff Dyer salta da un artista all’altro, da un grande sportivo a un cantautore a un pittore, toccando di fatto quasi tutte le arti che da sempre lo interessano: tennis, cinema, musica, pittura, scrittura.