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Gli unici indiani buoni

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Ai confini tra Canada e Stati Uniti, presso una riserva, la vita va avanti come sempre. Lì sono cresciuti tre amici, tutti nativi americani: Lewis, Cassidy e Gabe. A dire il vero in principio erano quattro, c’era anche Ricky, ma poi le cose sono andate come sono andate. Ricky infatti è morto in una rissa tra ubriachi. Inutile girarci intorno: un indiano che alza il gomito non è mai ben visto dai bianchi, e per quanto si possa dire il contrario, loro rimangono sempre e comunque indiani, quindi scrutati con sospetto. Quell’evento ormai lontano spezzò l’idillio del gruppo, allontanandone in parte i membri, ma ora che tanto tempo è passato il ricordo di una battuta di caccia andata storta inizia a vorticare di nuovo nella mente dei tre. Avvenne qualcosa, allora, e quel qualcosa fu determinante nella crescita di quei ragazzi, rivelandosi per certi versi la loro iniziazione al mondo adulto. E poi, come se ciò non bastasse, è da un po’ che Lewis ha una strana sensazione: è come se qualcosa, o qualcuno, si aggirasse in casa sua. I tre devono dunque ritrovarsi e dare di nuovo inizio alla caccia, perché è come se avessero lasciato un lavoro in sospeso. Il problema, però, è che loro stessi stanno per diventare i bersagli di un altro genere di caccia ben più violenta…

Stephen Graham Jones è uno dei nuovi autori della scena horror americana e con questo romanzo ci porta dentro il suo mondo. Lui infatti è un nativo americano, appartenente nello specifico ai Piedi Neri, e per questo conosce alla perfezione sia le tradizioni degli indiani d’America, sia tutte le problematiche sociali e culturali che incontrano queste persone nell’integrarsi all’interno del mondo dei bianchi. La forza di quest’opera sta dunque proprio in questo: tutto ciò che vi accade è uno specchio, per certi versi reso in forma di metafora (ma neanche troppo), di quel mondo e della condizione dei nativi nelle riserve e nell’ambiente lavorativo. Leggendo il testo, non si può non notare quanto ancora oggi certe ferite siano profondissime nel mondo statunitense. Questo però rimane pur sempre un romanzo horror, e pertanto lo si legge con piacere, seguendo l’avvincente trama che si rifà in modo palese a grandi autori come King e Lansdale. Proprio su questo punto è però anche da rilevare la debolezza del testo, a mio parere troppo simile alle opere degli autori maggiori, ma incapace di raggiungerne il medesimo livello. Si conclude la lettura consapevoli infatti di aver trascorso alcune piacevoli ore di intrattenimento, ma niente più di questo.