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Golda

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Kiev, 1902. Golda Mabovič ha quattro anni, è una bambina vivace, dallo sguardo sveglio e i capelli ricci che sfuggono sempre dal fiocco. Mentre gioca con la sua amica, figlia dei vicini di casa, si impaurisce a causa di un rumore. È suo padre che inchioda le assi di legno alla porta di casa con un martello. Una paura che presto diventa terrore, i cosacchi stanno arrivando, già si sentono le urla di chi grida contro gli assassini di Cristo. Golda guarda suo padre che si affanna per proteggere la sua famiglia dal pogrom, questo non lo dimenticherà più. La vita è dura per tutti nell’ex impero russo, ancor di più per gli ebrei. Povertà e persecuzioni sono la norma. Il clima non è certo quello delle nostalgiche rappresentazioni del mondo yiddish. Gli shtetl sono dei miseri e poveri villaggi e la mortalità infantile è elevata. La stessa Bluma, la mamma di Golda, ha messo al mondo otto bambini e ne sono sopravvissuti solo tre. Nel 1903, dopo il breve e sfortunato periodo a Kiev, Moshe Mabovič porta la sua famiglia nella città di Pinsk, una sorta di zona franca. Qui i due terzi della popolazione è costituito da ebrei che svolgono in pace ogni sorta di mestiere. I pericoli, però, si annidano fuori dalla città. Ci sono le paludi nere, le Pinsker blotte, oceani di fango abitati dai cosacchi. Loro sono il braccio armato dello zar e della religione cristiano-ortodossa. Sprezzanti passano al galoppo sulle strade travolgendo tutto ciò che incontrano sotto gli zoccoli dei loro cavalli, persone e bambini compresi. Golda scampa anche a questo pericolo. Anche a Pinsk la miseria attanaglia i Mabovič, tanto che Moshe prende la decisione di emigrare in America, la Goldene Medineh e la sua famiglia lo raggiungerà dopo tre anni, nel 1906 a Milwaukee...

Elisabetta Fiorito, giornalista, cronista parlamentare a Radio 24 – Il sole 24 ore, scrittrice e drammaturga, offre ai lettori l’agile biografia che ha dedicato a Golda Meir. Biografia di una donna che s’intreccia con la vita del popolo ebraico e dello Stato di Israele, fin dalla sua nascita. Nel libro non ci sono note, ma alla fine sono elencati bibliografia e fonti archivistiche. Questo rende la lettura scorrevole, anche grazie allo stile chiaro e diretto della Fiorito, che approccia la figura di Golda Meir ripercorrendone la vita personale e politica. Leggendo gli episodi cruciali del lungo percorso umano e politico della madre di Israele, si possono capire gli eventi di oggi. Golda è una donna nervosa, beve caffè a più non posso, è una fumatrice accanita, una ne spegne un’altra ne accende, generalmente Chesterfield senza filtro. Frugalità e schiettezza le derivano dalle origini umili a Kiev, allora nella Russia zarista, emigra poi in America, a Milwaukee e Denver, e a Tel Aviv nel 1921, che era poco più di un villaggio tra le dune, sotto il protettorato britannico. Golda, fedele alla sua vocazione socialista, sceglie la vita del kibbutz a Merhavia, vicino a Nazareth, in una palude infestata di malaria, sotto il fuoco dei cecchini arabi. Una grande donna che non è mai stata amata dalle femministe, perché non si rifiutava di cucinare e credeva che la missione più bella di una donna fosse dare la vita. Queste convinzioni non le impediscono di avere una vita sentimentale, per allora, fuori dagli schemi. Si separa dal marito, avrà nuove storie, seguirà per quanto possibile figli e nipoti. Ma è la politica la sua vita. Sarà ambasciatrice a Mosca nel 1948, deputata alla Knesset, ministro del Lavoro (1949-1956) e degli Esteri (1956-1966), presidente del partito laburista e contestualmente primo ministro (1969-1974). È da premier che dovrà affrontare il massacro di Monaco e la guerra del Kippur. Nel libro risaltano le relazioni intrattenute da Golda Meir con l’Italia: l’incontro deludente con Aldo Moro, quello in Vaticano con Paolo VI e la speciale amicizia con Pietro Nenni. “Nenni è uno degli individui migliori che oggi esistano al mondo. Perché è così onesto: v’è una tale rettitudine in lui, una tale umanità, un tale coraggio nelle sue convinzioni! Io lo ammiro come nessun altro”, afferma Golda nella sua celebre intervista con Oriana Fallaci, che a sua volta rimase conquistata da quella donna non comune. “Anche se non si è d’accordo con lei, non si può fare a meno di rispettarla, ammirarla, anzi volerle bene”, attesterà la giornalista fiorentina, di certo mai prodiga di complimenti. Golda è famosa per i suoi aforismi, le sue frasi tranchant, per la sua paura di vivere troppo a lungo e di perdere la lucidità della mente. Golda, la leggendaria signora di Israele lasciò il potere nel 1974 per spegnersi, oramai malata da tempo di leucemia, a Gerusalemme, l’8 dicembre del 1978. Lo choc provocato nel popolo di Israele dall'improvviso conflitto di Kippur è stato in questi mesi spesso richiamato come paragone con quanto accaduto con l'attacco terrorista di Hamas ai kibbutz del 7 ottobre scorso. Purtroppo, Israele non sembra avere ora una Golda Meir, la cui firma compare nella Dichiarazione di Indipendenza di Israele del 1948. Nel 2023 è uscito un film diretto da Guy Nattiv su Golda Meir (interpretata da Helen Mirren).

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