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Gran Teatro Camilleri

Gran Teatro Camilleri

“Il ragazzo impara con gusto a muoversi sul crinale talora sottile che separa un dialetto dall’italiano, guardando a quelle parole che sembrano dialetto e sono invece italiane, sono di buona tradizione italiana ma hanno un riscontro immediato in dialetto”. E pensare che forse tutto è cominciato in quel collegio di preti negli anni Trenta, con quella pratica chiamata “àccipe”… “In tutti i romanzi di Camilleri c’è ‘puzza di teatro’. Quella della messa in scena è la tecnica narrativa che lo definisce come scrittore […]. In quelli storici la simulazione romanzesca si intreccia con i documenti di archivio, le fonti inventate sembrano vere, le vicende realmente accadute sembrano inventate […]. Quando però racconta il fascismo, il suo metodo di lavoro diventa intuizione storica e poi si consolida in una vera e propria interpretazione storiografica: l’espansione coloniale, la propaganda, […] l’ossessione sessuale e l’ostentazione della virilità”. I suoi sono giudizi critici pungenti che si spingono fino a riflessioni sull’attualità, da Saddam Hussein a Bruno Vespa al delitto di Cogne… Che tipo di religiosità c’è negli scritti di Andrea Camilleri? Che ruolo e che significato ha il sacro? “Si prega molto, nei romanzi di Camilleri”. Ma non è così facile come sembra. “Il discorso sui santi porterebbe lontano, perché la Sicilia è territorio di ‘pirsone chiesastre’ […]. Si sarebbe potuto ‘credere che nessun popolo sia, al confronto, più cattolico. In realtà le cose stanno diversamente. […] Forme di idolatria si mescolano bizzarramente con i dettami di madre Chiesa”. E spesso – come è ben noto a tutti i suoi lettori – gli esiti sono assolutamente esilaranti…

Nato il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, nel 2015 Andrea Camilleri ha raggiunto il bel traguardo dei novant’anni (e, a breve, del 100° libro in uscita!) e Sellerio ha celebrato la ricorrenza e il talento del suo autore di punta con diverse iniziative e pubblicazioni speciali tra le quali questo Gran Teatro Camilleri. Il testo raccoglie diciassette saggi critici nei quali italianisti, antropologi, linguisti, storici, critici letterari offrono i loro contributi sulle opere e sull’artista (ma anche sull’uomo) navigando tutti gli aspetti del suo talento multiforme espresso in diversi generi letterari. Quello che emerge è che la qualità forse più grande dell’autore siciliano è quella innegabile di abilissimo affabulatore, a voce, attraverso un libro o a teatro che sia. Non a caso uno dei suoi obiettivi programmatici è “Mai far capire al lettore che un libro trasuda fatica”. Ovvero è un racconto fatto con naturalezza. I tre brani citati appartengono ai saggi del linguista Tullio De Mauro, particolarmente incentrato sull’uso della lingua in Camilleri, dello storico Giovanni De Luna, più interessato all’impegno civile dell’autore (analizzato soprattutto attraverso i suoi scritti), del critico letterario Ermanno Paccagnini, teso invece ad indagare la presenza e il ruolo della religiosità nei suoi libri. Di Andrea Camilleri si sottolinea sovente l’ampia cultura, ma anche la straordinaria attenzione all’uomo e alle infinite sfaccettature del suo animo. Inevitabilmente ricorrente è la riflessione sull’invenzione della lingua, utilizzata tanto nei romanzi “storici” che nei polizieschi, cui deve senza ombra di dubbio gran parte del successo, una lingua che non è dialetto e non è italiano, ma un ibrido artificiale (non esiste realmente cosi com’è in nessun angolo di Sicilia) che è entrato nel cuore dei suoi lettori e che lo contraddistingue, perché è come se avesse un’anima, quasi fosse una lingua vera; tanto è vero che nel vocabolario sono stati addirittura inseriti termini ricorrenti ormai riconoscibili a tutti. È bello questo omaggio, e rende onore ad un artista che in età più che matura ha inaugurato una personale stagione straordinaria scalando tutte le classifiche. Eppure c’è un rischio, puntualmente in agguato in questi casi, ovvero la celebrazione che – più o meno volontariamente – si muta impercettibilmente o apertamente in autocelebrazione, una sbavatura appena autoreferenziale che dispiace e a volte appesantisce la lettura. Questa raccolta non fa eccezione. Resta tuttavia un lavoro importante che potrebbe piacere moltissimo ai grandi fan del Maestro siciliano e impreziosire la loro biblioteca.