Salta al contenuto principale

Grande Oceano

Grande Oceano

L’essere umano è stato sconfitto. La crisi climatica e il conseguente innalzamento del livello dei mari ha fatto sprofondare le terre emerse. Proprio come agli inizi del mondo, quando tutto era mare e i mostri regnavano sugli abissi. Il Kraken, la balena Charlie, il Leviatano e le sue fauci pronte ad inghiottire ogni cosa. Ora presiedono il Grande Oceano, un nuovo mondo senza terra. I pochi uomini sopravvissuti al disastro hanno dato vita a Jangada, la città galleggiante fondata su container vuoti recuperati dagli “eletti”. La vita trascorre con un moto ondoso, nauseante e umido. Il cibo scarseggia e le acque sono troppo pericolose per tentare di immergersi in cerca di sostentamento. Nel momento di disperazione più profonda, l’ancora di salvezza arriva proprio da ciò che l’uomo ha distrutto: la terra, i semi. Coltivandoli grazie all’acqua e al sole potrebbero ridare la vita ai superstiti. Jangada diventa così un giardino galleggiante in mezzo al mare. Eppure, qualcuno non si dà per vinto. Pierrot ed il figlio vogliono costruire una chiatta, lasciare la città e avventurarsi nel Grande Oceano alla ricerca di una terra ancora al di sopra degli abissi. Un luogo in cui ricominciare. Costruire la chiatta richiede tempo, pezzi da assemblare e olio di gomito. Ogni aiuto è bene accetto, anche quello della giovane Lili, da poco arrivata a Jangada, salvata, stando all’opinione degli uomini, dalle fauci di un’immensa balena bianca. Nessuno sa come sia sopravvissuta. La ragazza parla poco, ma presto si appassiona alla missione di Pierrot e inizia a provare simpatia per suo figlio. Quando il sentimento diventa amore, ecco che Jangada viene allietata dall’arrivo di un bambino. Potrebbero partire tutti e tre insieme alla scoperta del mare. Sarebbe un sogno: trovare una nuova casa per la loro famiglia e salvare l’umanità. Eppure, il Kraken e i suoi tentacoli infrangono il sogno. Il mostro giunge a distruggere la città galleggiante. I colpi inferti sono fatali per le case, i raccolti e molte vite umane. Lili è scomparsa, inghiottita dalle onde. A padre e figlio non resta che prendere la chiatta e scappare nell’ignoto, lottando per la sopravvivenza…

Fabien Grolleau, scrittore e disegnatore, e Thomas Brochard-Castex, autore di fumetti, hanno unito le loro forze per dare vita a Grande Oceano, un fumetto post – apocalittico che indaga la questione ambientale e, nello specifico, l’inquinamento marino. Il mondo che conosciamo è sprofondato sott’acqua, come una novella Atlantide. La realtà subacquea, sempre poco considerata dall’uomo, ha infine inghiottito tutto. Gli esseri umani a cui si riferisce il fumetto non siamo altro che noi e ciò che sembra volerci dire è “potevamo aspettarcelo”. Il ruolo della distopia, d’altronde, è proprio questo: disturbare il lettore, raccontandogli una condizione sociale estrema, ma verificabile. La lettura turba, soprattutto i più sensibile riguardo il tema. Le tavole ritraggono un’umanità che, costretta alla deriva, può aggrapparsi all’unica cosa che gli rimane: rifiuti, resti, detriti. La vita gli riesce possibile solo su un’isola creata con questi. Il riferimento alla Pacific Trash Vortex, regione di rifiuti galleggiante situata nell’Oceano Pacifico, è più che chiaro. Il Pianeta Terra diventa il Grande Oceano. Un mondo primordiale in cui la Terra sembra di nuovo piatta e popolata da mostri. I disegni di quest’ultimi, rispetto a quello degli uomini, risultano ricchi di particolari e realismo, quasi a significare che siano loro i veri protagonisti della storia. Tuttavia, l’ambiente non è l’unico tema. Anche il rapporto padre – figlio e il lutto trovano spazio sulle tavole. I due personaggi condividono il dolore per la scomparsa della madre mentre viaggiano galleggiando sulla loro chiatta. L’assenza della figura femminile rappresenta la perdita stessa della vita, della natura. La ricerca sconsolata della donna coincide con quella della salvezza e di una nuova terra. I disegni, seppur fatti di tratti semplici, a metà tra incisione e gekiga, riescono a toccare il lettore. Anche i neri profondi, spezzati da figure completamente bianche, contribuiscono ad incupire l’atmosfera. Un lavoro magistrale.