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Grazie, Obama

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Venti gennaio 2016. Non dovrebbe accadere al presidente degli Usa di rimanere bloccato in una tormenta senza riuscire a arrivare a destinazione. È quello che invece è successo: sul distretto di Columbia tre centimetri di neve sono a quanto pare riusciti a fare un finimondo. Fino a poco tempo prima Potus si trovava sull’Air force One e una delle principali preoccupazioni di David era stata cosa avrebbe mangiato. Sì, perché nei voli presidenziali non mancano snack di ogni tipo. Di certo dieci anni prima David non aveva idea che sarebbe finito a “ostruire le sue arterie” sull’aereo presidenziale che ospitava Barack Obama. Quel giorno, però, è particolare, è il suo ultimo volo. “Litt”, il presidente lo aveva chiamato con la sua voce inconfondibile, in mano una copia del discorso che gli aveva preparato, come al solito. Ma poi non erano riusciti a scambiarsi altre parole. E alla fine “cattive condizioni meteo a terra”... Tre gennaio 2008. È la data in cui David da studente dell’ultimo anno poco interessato alla politica diventa un ‘pasdaran’ di Obama, un senatore dell’Illinois di colore, che ha tutte le carte in regola per lasciare il segno nella storia degli Usa. “Dicevano che questo giorno non sarebbe mai arrivato”: a posteriori David analizzerà con particolare attenzione le parole usate in quel frangente dal futuro presidente Usa. Certo, in quel momento non sa che sarà lui a occuparsi di scrivere i suoi discorsi da presidente. Ma non sa neppure che lo stress non lo lascerà dormire, che si ritroverà con una collezione di cravatte e una pila di biglietti da visita nel portafoglio. Insomma, che la sua vita ruoterà per molto tempo intorno all’ “Obamaworld”…

Non mancano nemmeno nel nostro Paese ammiratori sfegatati della serie tv cult West Wing, ideata da Aaron Sorkin, che prende il nome dalla famigerata ala ovest della sala bianca, dove si trovano gli uffici del presidente Usa e del suo staff. David Litt a soli 24 anni è stato autore di moltissimi dei discorsi di Obama, legati spesso a temi cruciali. Chi ha seguito le vicende di Toby, Sam, CJ, Leo e del mitico presidente Bartlet interpretato da un magistrale Martin Sheen ritroverà molte cose in questo volume. Di certo anche David Litt è stato un appassionato di West Wing, la serie viene menzionata più volte in questo libro a metà tra il saggio e il memoir umoristico. West Wing appare davvero come uno dei posti di lavoro più irresistibili, seppure frenetici e faticosi. David è un giovane alle prime armi, ma il suo non è un ufficio qualunque, il suo capo è il presidente Usa, per di più uno dei presidenti che per vari motivi ha maggiormente lasciato il segno nella storia recente, ma anche quello che subito dopo l’America si è lasciata alle spalle molto in fretta, optando per il ben diverso tycoon Donald Trump. Tra le righe c’è tutto l’entusiasmo della fase obamiana, la consapevolezza di vivere qualcosa di nuovo e di storico, l’esaltazione per aver raggiunto obiettivi quasi incredibili come l’Obamacare e la rabbia per vederli poi costantemente attaccati e messi in discussione. Letto anni dopo, quando quella fase si è conclusa e sapendo com’è andata dopo, questo volume fa riflettere e a volte quasi sorridere. Non mancano nella narrazione vicende che vanno dal comico al grottesco, la gioia inebriante di scrivere discorsi epici e di vivere la Storia con la S maiuscola che si alterna alla crema al formaggio e toast di avocado ingurgitati sull’Air Force One o dettagli simili. Una lettura spassosa e interessante per tutti gli appassionati di cose americane, di politica e di comunicazione politica e, sicuramente, di West Wing.