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Grazie per quella volta

Grazie per quella volta
“Magna”, e giù roba da mangiare. C’è ancora chi dice che mangiare sia uno dei piaceri della vita. Se poi è tuo padre a ripetere il refrain, come figli ci si sente rassicurati. Così come sicuro, anzi certificato è che usiamo 40 giorni nella nostra vita a cercare roba che si sottrae al nostro controllo. È la storia dell’eterna ricerca del rossetto, degli occhiali, del passaporto, delle sigarette. Ecco, passaporto e sigarette, binomio letale quando l’aereo non parte e vorresti ingannare l’attesa in aeroporto fumandoti una sigaretta. Sotto vetro. Eppure bello quel tempo sospeso, quella “causa di forza maggiore” che ti libera, in un attimo, di ogni responsabilità, della fretta, dell’accanimento verso il procacciarsi cose. Che poi ti possiederanno e ti faranno i dispetti, nascondendosi. Che rabbia. Sempre meglio di quella fastidiosa tristesa che ti prende in tutti i momenti in cui la vita si riempie di contrattempi banali, di figuracce meschine, di convenevoli a basso consumo emotivo ed intellettivo. Meno male che almeno ci sono gli amici, a dare allegresa: quelli con cui non c’è bisogno di intrattenersi per forza. Teniamoceli cari, perché essere donna è già pieno di complicazioni. Per esempio ci tocca invecchiare e questo, si sa, è una colpa. Bisogna farlo di nascosto, in clandestinità, altrimenti si finisce per diventare, agli occhi del mondo, “brutti , pallosi e mezzi rimbecilliti”. La soluzione, prima della chirurgia, è semplicemente l’evasione. Via, un bel viaggio all’estero, di albergo in albergo, serviti e riveriti tanto che pare quasi (anche se si sa che non è così) di essere coccolati. E nessuno sa chi sei, ti puoi quasi inventare una nuova identità, alla faccia delle rughe e delle abitudini. E rinascere, una specie di palingenesi alberghiera in cui possiamo perfino sperare di non essere tormentate dal solito, perenne senso di inadeguatezza. Un’altra malattia tutta femmina. Come cominciare una storia dicendosi (vedi capitolo sull’insicurezza) “come mai lui così fantastico sta con me?” e finire dicendosi “perché io così meravigliosa sto con lui?”. In questa meravigliosa riscoperta manca, certamente, quel talento di fare valigie decenti, sostenibili, trasportabili: impossibile scegliere cosa lasciare a casa, potrebbe mancare proprio quella cosa (vedi sopra) che in quella sera particolare ti fa sentire adeguata (vedi sopra) …
Essere donna non è uno scherzo. A volte si ride, molto più spesso si piange, e non si crederebbe mai che proprio questo sia l’outing di Serena Dandini, che facilmente abbiamo incontrato in TV in veste satirica – comica: è una con la lacrima facile. Ci sono parecchie altre piccole rivelazioni in questo libro, non un vero romanzo, non una raccolta di racconti: c’è della verità, quella delle piccole cose, leggera, ironica, malinconica, farcita di rimandi letterari, Shakespeare, Proust, Woolf, Magnani, Duse, Wilde, Simenon, Tolstoj, Moravia, Tabucchi. Li incontriamo in queste pagine che scorrono veloci, sorrette da una penna abile ed agile, a confermare il teorema che essere donna non è uno scherzo. Un po’ Sex & the city, con la confidenza di una chiacchiera tra amiche, un po’ Momenti di trascurabile felicità, ci troviamo davanti alla consapevolezza che non siamo sole, non siamo strane, non siamo malate, solo siamo donne, con tante fragilità ma anche una autoironia congenita che, alla fine, ci fa superare la noia, l’abitudine, le piccolezze, il dolore. Così, senza drammi.