Salta al contenuto principale

Guerra di infanzia e di Spagna

Guerra di infanzia e di Spagna

È il 13 febbraio del 1937 quando il console Luigi Ferdinando Baldaro si imbarca a Napoli con la moglie e la figlioletta alla volta di Maiorca, dove deve prendere servizio. Sulla corvetta viaggia anche la signora di Son Batle, una donna grassa, segnata dal tempo e dalle difficoltà della vita, che rivela all’aspetto il contrasto tra la bellezza della gioventù perduta e la decadenza di un corpo ormai sfatto. La signora, lusingata dal baciamano del console – il baciamano di chi, non essendo signore di nascita né parvenu, ha imparato le buone maniere e allo stesso tempo l’arroganza dei privilegi che si nascondono dietro di esse – e dalle sue attenzioni (nessun uomo ormai la guarda più), si apre a lui e gli racconta la storia della sua vita. Ne conosce la moglie e la figlia lattante e un legame profondo si instaura tra la signora di Son Batle e la piccola, di cui la donna diventa seconda madrina: a legarle è un segno che entrambe portano sulla schiena. A Maiorca la giovane famiglia italiana si stabilisce nella villa della signora, una specie di chiesa di campagna che ricorda un convento. Qui, insieme a Carlito e poi ad Anita, Titita gioca con la servitù, incontra gnomi e draghi, si sente rubare la faccia da un pozzo, si arrampica sugli alberi e va alla scoperta di piante e insetti, lasciandosi trasportare dalle cose che la circondano in un mondo fantastico e reale allo stesso tempo...

Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 2001 e rieditato ora da Fazi, Guerra di infanzia e di Spagna è un bellissimo romanzo dedicato all’infanzia e alla sua fantasia. Mentre nella Spagna continentale infuria la guerra civile, Maiorca sembra un’isola felice e pacifica, un mondo idilliaco che si sviluppa sotto gli occhi di una bambina che instaura un particolare rapporto di significato con qualsiasi cosa entri in contatto con lei. Insieme al fratellino Carlito, Titita inventa i giochi più vari, si perde nel giardino e nei campi, crea un linguaggio speciale che solo loro bambini capiscono, gioca “al contrario” rendendo lecito ciò che non sarebbe permesso, parla il maiorchino come lingua segreta ma anche il castigliano in segno di rivolta, ascolta rapita i racconti della nonna venuta in visita da Napoli. Partecipiamo incantati alla creazione di questo mondo fantastico, allo snodarsi dell’immaginazione di una bambina curiosa che ci stupisce per l’inventività e la delicatezza nell’interpretare la realtà. E il mondo che gli occhi di Titita e Carlito vedono e leggono mal si adatta a quello degli adulti, severo e poco creativo, che sembra reprimere quel senso di libertà mentale e di movimento che ai bimbi giunge dalla natura. In questo contrasto i due fratelli crescono ogni giorno, percependo la difficoltà di conciliare le loro risposte alla varietà del mondo – risposte sempre tratte da deduzioni empiriche – con le spiegazioni poco soddisfacenti e quasi astratte degli adulti. A questo gioco di creatività e fantasia conferiscono un fascino particolare la ricchezza del lessico e l’eleganza della prosa di Fabrizia Ramondino (1936-2008), una grande scrittrice immeritatamente poco nota, che speriamo questa nuova edizione di Guerra di infanzia e di Spagna contribuisca a far conoscere. Probabilmente molto di autobiografico c’è in questo romanzo della Ramondino, che, come Titita, visse con i fratellini i primi sette anni di vita a Maiorca, dove il padre era stato nominato console.