La guerra contemporanea non si combatte più solo sui campi di battaglia, ma si svolge per una parte rilevante nelle reti di telecomunicazione, nei data center, sulle piattaforme digitali, con i sistemi di intelligenza artificiale e i flussi informativi che organizzano la vita quotidiana. La progressiva integrazione tra tecnologia, potere politico e capacità militare ridefinisce la stessa nozione di sovranità: il controllo dei dati, delle infrastrutture computazionali e degli algoritmi si affianca e in certi casi tende a sostituire quello del territorio come fattore strategico. In questo scenario, le grandi imprese tecnologiche assumono un ruolo sempre più vicino a quello degli attori geopolitici, mentre gli stati rischiano di dipendere da piattaforme private per funzioni essenziali di difesa, intelligence, amministrazione e sicurezza. Anche il giornalismo cambia natura: non è più soltanto il luogo della mediazione dell’informazione, ma diventa uno dei terreni sui quali si esercita la competizione, attraverso la profilazione degli utenti, la personalizzazione dei contenuti e la possibilità di intervenire direttamente sui modelli linguistici mediante l’alterazione dei dati di addestramento. L’evoluzione verso sistemi di intelligenza artificiale sempre più autonomi, agenti in grado di prendere decisioni, completa questo processo, ponendo interrogativi sulla capacità delle democrazie di mantenere il controllo delle infrastrutture digitali e dei valori incorporati nei sistemi strategici…

Guerre in codice. Come le intelligenze artificiali resettano la democrazia di Michele Mezza si inserisce nel percorso di ricerca che il giornalista e studioso dei media conduce da anni sui rapporti tra innovazione tecnologica, comunicazione e democrazia, sviluppando temi già affrontati in Net-war (2022) e Connessi a morte (2024). Il volume, introdotto da una prefazione di Alessandro Politi e concluso da una postfazione di Pierguido Iezzi dedicata all’intelligenza artificiale agentica, è costruito come un itinerario che procede dalla trasformazione della guerra a quella dello stato e infine dell’informazione. La ricca bibliografia, fortemente orientata verso studi recenti, intreccia geopolitica, filosofia della tecnica, teoria delle reti, economia dell’innovazione e media studies, delineando un quadro interdisciplinare che sostiene l’argomentazione dell’autore. Più che soffermarsi sugli aspetti tecnici dell’intelligenza artificiale, Mezza propone una lettura politica della società computazionale, individuando nella concentrazione del potere nelle infrastrutture digitali la questione decisiva del presente. La tesi è sviluppata attraverso un ampio ricorso a casi di studio – dalla guerra in Ucraina a Palantir, dal Pentagono ai sistemi di raccomandazione, fino al ruolo delle Big Tech – che conferiscono concretezza all’analisi senza rinunciare a un impianto teorico ambizioso. Ne risulta un saggio che affronta l’intelligenza artificiale come punto di convergenza di processi più ampi, nei quali sicurezza, informazione, sovranità e organizzazione democratica appaiono sempre più strettamente interconnessi e a rischio.