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Guerre corsare nel Mediterraneo

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“Pirata” e “corsaro” vengono comunemente usati come termini equivalenti, a identificare il razziatore dei mari il cui disastroso apparire era foriero di disperazione, terrore, promesse di rovina e futura schiavitù. Un veloce approfondimento evidenzia una differenza fondamentale: l’illegale pirateria, atto di razzia temuto e duramente contrastato fin dall’antichità, si contrappone all’autorizzazione formale rappresentata dalla “lettera di corsa”, documento ufficiale rilasciato dal governo, prerogativa imprescindibile del corsaro, che dunque agiva non per sé stesso ma sotto la protezione della bandiera di uno Stato. Attività marittime dunque collocate in una netta contrapposizione tra legalità e illegalità. Ma le attività pirata e corsare nel Mediterraneo tra il XVI e il XVIII secolo vedono un’altra contrapposizione, rappresentata dall’appartenenza religiosa – cristiana o musulmana – dei corsari, coinvolti, per loro stessa definizione, in conflitti di natura economica e culturale le cui ripercussioni hanno influenzato la narrativa sulle guerre corsare nel Mediterraneo nei secoli a venire, fino ai nostri giorni…

Il risultato finale del lavoro di ricerca di Salvatore Bono è un saggio ricco, consistente, a tratti impegnativo per il lettore con poca familiarità con l’argomento trattato. Nel corso dei capitoli che lo compongono, il saggio tratta – non seguendo un ordine strettamente cronologico – diverse tematiche connesse alle guerre corsare che hanno caratterizzato l’attività navale e bellica nel ristretto contesto fisico e temporale del Mediterraneo tra il 1500 e fine 1700, approfondendo lo scenario geopolitico e religioso in cui il fenomeno si è sviluppato. Non mancano interessanti riflessioni su come fino al giorno d’oggi la contrapposizione tra “corsari barbareschi” musulmani, e corsari cristiani, abbia generato luoghi comuni e facili pregiudizi con ricadute che perdurano nel mondo contemporaneo. Salvatore Bono non tenta di giustificare o elevare un fronte a scapito di un altro, ma propone una narrativa oggettiva, storicamente documentata e supportata da un’abbondanza di fonti storiche e letterarie, riconoscendo le tragiche conseguenze delle incursioni di pirati e dell’attività corsara, indipendentemente dalla religione degli attori coinvolti – spesso anzi complici e soci in affari, estesamente trattate nel capitolo “Prede e traffici”.