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Guido Rossa – Un operaio contro le BR

Guido Rossa – Un operaio contro le BR

Il giorno dei funerali di Guido Rossa la pioggia cade incessantemente, creando una sorta di melodia triste che accompagna oltre 250.000 persone. L’immagine di tutti quegli ombrelli e delle urla di protesta degli operai rende lo scenario ricco di tensione. Un fiume di persone sembra avvolgere quel rumoroso silenzio che ciascuno si porta dentro. Un silenzio assordante. Uno di quelli che di norma ognuno cerca di riuscire ad ascoltare nel momento in cui ci si sente impotenti. Completamente. Di fronte agli eventi. Di fronte alla follia umana. Che di umano non ha proprio un bel niente. Anzi. L’idea stessa di lotta armata è stata combattuta fin dall’inizio dal PCI, ma quando cadono dinnanzi alla furia omicida delle Brigate Rosse persino quegli stessi operai che le BR hanno sempre detto, mentendo, di voler difendere, la rabbia prende il posto della paura e quello stesso silenzio allora diventa quasi necessario per poter perlomeno cercare di riuscire a capire se non del tutto in parte. Per comprendere e mettere in fila i pezzi di un puzzle con cui il Partito Comunista e il sindacato debbono fare necessariamente i conti. Nonostante le distanze siano state prese in maniera netta sin dall’inizio un gruppo di lavoratori non vede infatti propriamente come un problema un gruppo armato contro i padroni. Solo il tempo e il sangue di vittime innocenti rende tutto più chiaro. Troppo tardi. Il volto del presidente Pertini, di norma solare, energico, un uomo onesto e diretto, capace sempre di interpretare il sentimento degli italiani del cui stato lui è il capo, appare contrito, cupo. Riflessivo, inquieto, come a sedare tutta quella rabbia. Il giorno stesso dei funerali di Guido Rossa Sandro Pertini vuole incontrare i camalli, gli scaricatori del porto di Genova. Le forze dell’ordine lo mettono subito di fronte alla prospettiva di un potenziale pericolo, fra di loro vi sono infatti dei conclamati sostenitori delle BR. Lui risponde alzando lo sguardo in un modo che non lascia scampo a interpretazioni: lo so, ci vado apposta...

Guido Rossa era un marito. Un padre. Una persona perbene. Onesta. Coraggiosa. Seria. Giuseppe Ferrara gli ha dedicato un film. Era un alpinista. Un fotografo. Un appassionato di montagna. Collaborava col CAI, il Club Alpino Italiano. Era nato a Cesiomaggiore, in provincia di Belluno, nel 1934. Era iscritto al PCI. Era un sindacalista della CGIL. Credeva nella giustizia, nel senso del dovere, nell’uguaglianza e nella libertà, nel lavoro e nell’impegno, nella lotta per i diritti dei più bisognosi, non certo nella delinquenza. Dopo il caso Moro il partito comunista italiano, il più grande d’Occidente, prende ancor più nettamente le distanze dal terrorismo rosso. Non ci può essere contiguità con chi uccide. Guido Rossa viene di punto in bianco ritenuto un nemico del popolo. Una spia. Guido Rossa deve morire. Guido Rossa muore. Ammazzato. Il 24 gennaio 1979. A Genova. Dalle BR. Contro cui Rossa, medaglia d’oro al valor civile (peccato che le onorificenze siano sempre postume e che non si riesca a prevenire, il che sarebbe un riconoscimento ben più significativo e prezioso...) ha testimoniato. È l’alba. Esce per andare al lavoro. Gli sparano addosso. Il suo funerale raccoglie in piazza una folla incredibile. C’è anche il presidente Pertini, ritratto dall’autore di questo graphic novel in una maniera che impressiona per efficacia, il partigiano che mai avrebbe pensato di tornare nella sua Genova per piangere un sindacalista. La morte di Rossa è un evento che sembra appartenere a un passato remotissimo. In realtà non è così. È un accadimento fondamentale, uno spartiacque, un lutto terribile, un’infamia che non si può giustificare e che ancora oggi ci parla, come del resto fa sempre la storia, che va ricordata costantemente perché mai e poi mai si ripeta, soprattutto per quel, naturalmente, che concerne le sue pagine più orrende. Il fumetto di Nazareno Giusti, caratterizzato da tavole di rara bellezza, vibrante potenza e intensità emotiva, in un bianco e nero acquerellato che riesce a regalare al lettore la fascinazione di miliardi di sfumature, suggestivo come di rado si vede, arricchito da una cronologia dettagliatissima – così come la bibliografia – e da un approfondimento storico ottimo, da un testo introduttivo di Cesare Damiano, stralci di articoli de “l’Unità” e della lettera dei bambini della terza elementare della Carlo Parri di Quarto che commuove fino alle lacrime, citazioni e testi dello stesso Rossa, di Feliziani, JFK, del sindaco di Genova dell’epoca, Cerofolini, di Gian Piero Motti, Giovanni Falcone, Carlo Lucarelli, Walter Fillak, partigiano impiccato dai nazisti a 25 anni il 5 febbraio 1945, Luciano Lama, Giorgia D’Errico ed Ennio Di Francesco, descrive la quotidianità del bene e del male con compiutezza perfetta.