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Henri Bergson educatore

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Henri Bergson ha ventidue anni quando assume il suo primo incarico come insegnante nella scuola secondaria. La prima meta è il liceo Saint-Brieuc di Côtes-du-Nord, in Bretagna, zona poco piacevole. Rifiuta la cattedra e viene inviato ad Angers dove resta per due anni. Timido, ma preciso nell’insegnare e abile nell’arte oratoria, stima gli allievi che ritiene pronti ad apprendere, nutre meno slancio verso i colleghi. Il 3 agosto 1882 pronuncia il primo dei suoi celebri discorsi di fine corso. L’anno dopo ottiene il trasferimento a Clermont-Ferrand, qui resta fino al 1888 a insegnare filosofia al liceo Blaise-Pascal. Negli anni successivi tiene anche conferenze di filosofia settimanali all’Università. Questi sono gli anni più belli della sua carriera di insegnante e le sue capacità didattiche sono riconosciute dallo stesso Jules Lachelier, Ispettore generale. Nel 1888 Bergson è nominato professore di filosofia a Parigi, presso il liceo Luis-le-Grand e nello stesso periodo conclude la tesi di dottorato, che riceve il permesso alla pubblicazione e viene discussa alla Sorbona l’anno successivo, insieme alla tesi latina. Entrambe mostrano il profondo interesse del giovane per le questioni dello spazio e del tempo. Nel 1890 ottiene il trasferimento al liceo Henri-IV, qui insegna per otto anni e nel 1892 tiene il suo terzo discorso agli allievi durante la consegna dei premi di fine anno. L’ambizione massima per lui è poter insegnare all’Università. Un primo tentativo di candidatura risale al 1894, ma viene respinto. Nel 1895, proprio alla Sorbona, pronuncia un nuovo discorso alla consegna dei premi del Concorso generale, di fronte al ministro della Pubblica Istruzione Raymond Poincaré. Bergson insegna filosofia alla scuola secondaria per sedici anni, maturando il suo pensiero pedagogico…

Henri Bergson (1859-1941) si affaccia all’insegnamento nel 1881 con il suo diploma dell’École Normale Supérieure, giovinezza e inesperienza, anelando un futuro accademico alla Sorbona. Di carattere schivo, dimostra una passione formidabile per l’insegnamento, infatti è accurato nel preparare le sue lezioni, che vuole siano chiare e stimolanti. Il suo modello è Socrate e con lo stesso approccio conquista la fiducia dei suoi numerosi allievi. Acquisire conoscenze deve essere un processo naturale, la capacità di comunicare dell’insegnante è fondamentale, ma l’insegnante impara a sua volta dagli allievi, lo scambio è reciproco. “Pensatore, insegnante, studente sono dunque tre tratti inseparabili che compongono l’immagine di Bergson professore, animato da una chiara preoccupazione pedagogica”. Maria Teresa Russo, professore associato di Filosofia Morale e Bioetica presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre, in questo saggio dedicato alla figura del celebre filosofo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1927, tratteggia l’evoluzione di una figura mite, misurata, realmente coinvolta dall’impegno di insegnare e di guidare i suoi giovani allievi verso la scoperta, la consapevolezza e lo sviluppo di una personale capacità critica. Nel volume trova spazio l’analisi del celebre discorso de La politesse, pronunciato il 30 luglio 1885, che secondo le parole della Russo affronta “un tema che non riguarda più soltanto l’educazione intellettuale in senso stretto, ma si estende all’ambito morale facendo appello alla formazione della volontà e all’educazione sentimentale”. Bergson vive i burrascosi anni della riforma della scuola voluta dal ministro della pubblica istruzione (Victor Duruy) e il dibattito sugli studi umanistici, difende l’insegnamento della Filosofia con la consapevolezza che non vada affrontato precocemente. L’ultimo discorso che il filosofo tiene ai suoi allievi è del 31 luglio 1902. Alla fine del saggio sono riportati i quattro discorsi di Bergson: La specializzazione, La politesse, Il buon senso e gli studi classici, L’intelligenza e la Comunicazione esposta all’Accademia delle Scienze morali e politiche nel 1922. Henri Bergson è ancora oggi un emblema dell’importanza e del valore delle virtù intellettuali.