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Hive

hive

Stazione di ricerca Kharkov, Antartide orientale. In questo luogo dimenticato da Dio, così simile a un cimitero di ghiaccio, un gruppo di ricercatori scava ed esplora, pronto a svelare segreti custoditi da tempi remoti. Sono uomini vestiti con giacche di pile e pantaloni termici, parka, stivali e guanti di lana, ma appaiono come ombre confuse, graffiate dalle raffiche di vento gelido e nascoste dalla tormenta di neve. Sotto all’equipaggiamento da Clima Estremamente Freddo si nascondono alcuni dei valenti membri selezionati appositamente per il progetto STATI: Gates, paleobiologo; Holm, geologo; Lind, idraulico; Heyes, addetto agli impianti; Sharkey, medico. La squadra è composta da oltre una dozzina di elementi ed è guidata del direttore La Hune. È nell’accampamento temporaneo di Medusa Drift che i primi reperti vengono portati alla luce. D’altronde, il Polo è fonte di inestimabili testimonianze: in perenne movimento, svela e nasconde al contempo. Di quella scoperta, Gates è proprio entusiasta; è atteso alla base con il suo carico di tesori, come un Babbo Natale pronto a elargire il meritato premio per il duro lavoro svolto. Ma quelli che arrivano a Kharkov non sono innocui giochi. La mummia congelata di un essere mai visto prima viene adagiate nel capanno Numero Sei, pronta per essere studiata. L’emozione e la trepidazione si tramutano ben presto in sconcerto e timore di fronte a quella creatura grande almeno due metri, tentacolata, dal corpo color canna di fucile. Quella che sembra essere una testa a forma di stella svela la presenza di cinque inquietanti occhi rossi, uno per ciascuna estremità. All’interno della tenda, un timido calore inizia a sciogliere la tomba di ghiaccio che avvolge la mostruosa creatura morta molto, molto tempo prima. Al contempo, strani eventi iniziano a verificarsi all’interno del campo; incubi e antichi orrori iniziano a diffondersi tra le menti dei membri del gruppo. Ha inizio una corsa alla salvezza per sfuggire a quella pazzia guidata da forze ignote e manipolatorie. Cosa cela veramente il ghiaccio sotto i loro piedi?

Tim Curran si cimenta in questo ideale sequel de Le Montagne della Follia, uno tra i più celebri racconti di H.P. Lovecraft, tributando al maestro dell’horror gotico di Providence questa estesa e complessa vicenda. In Hive, letteralmente l’alveare, ritroviamo le cupe atmosfere opprimenti, care all’immaginario lovecraftiano, popolate da creature aliene dall’intelligenza e dalla conoscenza infinitamente superiore all’uomo. Una mente collettiva, identificata da una sorta di sciame di piccole api laboriose guidate da una regina nascosta, si alza in volo ponta a raccogliere il suo polline. Ma in questo caso il nutrimento non arriva da fiori e piante, ma direttamente dagli esseri umani. Scavare sotto al ghiaccio diventerà una necessità sempre più pressante anche per il lettore, alla ricerca di quella verità che non potrà che essere sconvolgente e devastante. Con alcuni flashback, Curran intreccia la narrazione su tre livelli temporali: apprendiamo i retroscena dai dettagli di una prima spedizione, denominata Blackburn, avvenuta nel 1922-23, per poi arricchire la storia con quanto verificatosi durante un successivo viaggio esplorativo (la spedizione Pabodie del 1930-31, oggetto del racconto di Lovecraft) e infine tornare ai tempi attuali nella stazione Kharkov. Lo stile di Curran risulta molto visivo e cinematografico, rimandando anche all’immaginario presentato ne La cosa (nelle trasposizioni cinematografiche soprattutto del 1982 e in parte del 1951, ispirate dal racconto di John W. Campbell Jr.). La follia si innesta nelle menti degli studiosi ed esplode rendendo le scene imprevedibili e cruente, con sequenze ricche di azione. L’edizione risulta graficamente molto curata e arricchita di alcune illustrazioni, a cura di Barbara Astegiano e Federico Bertoni. Che altro aggiungere? L’orrore cosmico è tornato, pronto nuovamente a schiacciare il genere umano in tutta la sua insignificanza.