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Ho parato un rigore a Pelè

Ho parato un rigore a Pelè

Il primo contatto di Gianrico Carofiglio con il calcio risale alla sua prima infanzia. Sono gli anni dell’invincibile armata neroazzurra del mago Herrera e di Moratti senior. Le mitiche figurine Panini hanno preso a riempire i pomeriggi di milioni di bambini italiani – privi di Facebook, MSN, Xbox o PSP ma carichi di immaginazione creativa – riproducendo, in quelle mini istantanee, un mondo fantastico di eroi da sognare e sperare un giorno di emulare. Uno su tutti, Mazzola, finisce per conquistare definitivamente la fantasia del futuro scrittore pugliese, tracciandone un’indelebile fede, tutt’ora inestinta... Di sponda – calcistica – diametralmente opposta è invece Ugo Riccarelli. Lui, piemontese di nascita, è con le magie irridenti e i calzettoni perennemente abbassati di Omar Sivori che si è forgiato. Eppure in comune con Carofiglio anche lo scrittore premio Strega 2004 conserva il medesimo ricordo di un calcio meno tecnologico e informatizzato ma indiscutibilmente più epico e romantico: “[...] la nostra moviola erano i nostri racconti, e non importava che la loro aderenza alla realtà fosse relativa: anzi stava proprio qui il fascino, nel mistero della narrazione.”... Il tifosissimo bolognese Gianluca Morozzi deve invece la scoperta dello sport più popolare del mondo al nonno. Siamo nell’82 e l’Italia presto mundial di Enzo Bearzot sta incredibilmente surclassando – contro ogni pronostico – l’invincibile Argentina del re Maradona. Lì è la genesi – insieme alla promozione del Bologna in B qualche tempo dopo – per il Moroz di quella che nel suo caso è fede, prima di ogni altra cosa. È il tifo per quei colori, per quella maglia, per quella città infatti a colorargli da allora inevitabilmente l’esistenza. Tanto da fargli prendere impegni – anche lavorativi – solo le domeniche che il Bologna gioca in trasferta...

Tredici scrittori di generazioni diverse provano a raccontare e a raccontarci il più grande romanzo popolare di sempre, il calcio, attraverso amabili conversazioni con Giuseppe Aloe, Paolo Di Paolo e Giorgio Nisini. Sogni, speranze, carriere interrotte, promesse e talenti mai realizzati, miti vissuti o solamente immaginati, oltre che naturalmente gli immancabili rimpianti e confronti con quel calcio che oramai non c’è più. Perché se è vero oramai che il calcio oggi è totalmente ostaggio di sponsor milionari, di calciattori, di squadre mere multinazionali economiche della pedata, di partite vivisezionate al microscopio in pura pornografia full HD, è anche meravigliosamente vero che la memoria storica – fatta di gesti atletici goffi e poco muscolari, di magliette non disegnate da stilisti all’ultimo grido, di caserecce partite a scopone tra Pertini e Bearzot – è capace tutt’ora di suggestioni ancora fortissime e indelebili, tali da riportare il tutto magnificamente ad una dimensione meramente sportiva ed umana. Questo il pregio principale di questa breve raccolta. Ma ne costituisce però paradossalmente anche il suo limite. La via scelta della conversazione degli scrittori con gli autori, è infatti un’ottima trovata narrativa, ma la brevità delle chiacchierate risulta alla fine un po’ troppo superficiale, lasciando il lettore a bocca asciutta. Un lavoro maggiormente approfondito avrebbe certamente giovato a parer mio, evitando quel fastidioso retrogusto che rimane al termine della lettura di una pubblicazione nata più da un’operazione commerciale – il lancio in scia al grande evento mediatico del campionato del mondo del Sudafrica – che da una reale esigenza letteraria.