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Ho paura che ti interessi il mio dolore

Ho paura che ti interessi il mio dolore

Ciò che sua madre le racconta da sempre, è di essere cresciuta alle porte di una grande città. Mai abbastanza centrale, mai del tutto periferica. Forse questa è una condanna che ti porti dentro per tutta la vita. Le origini di tua madre diventano le tue: anche tu ti sentirai sempre “non abbastanza” qualsiasi cosa. Eppure Margot non desidera somigliare alla donna che l’ha messa al mondo. Nonostante la carriera celebre che ha intrapreso, sente il dolore di un animo tradito. A causarlo è stato suo padre, musicista innamorato dell’eccesso. Se riapre la sua personale capsula del tempo, l’infanzia assume contorni ovattati. Non perché la memoria venga meno, ma perché nulla è mai stato così brillante da imprimersi a fondo. Margot ha sempre avuto poco tempo per piacere ai suoi genitori ed è convinta di non averlo mai usato nel modo giusto. Forse la sua carriera da attrice può redimerla. Può convincerli, finalmente, di non essere stata la rovina della loro felicità. Per questo motivo il fallimento non è contemplato. Deve riuscire, a qualunque costo. Eppure, liberarsi dall’etichetta della “figlia di” è più complicato del previsto. Questo, finché la vita non le dona un regista tutto suo. Margot si aggrappa a lui come all’unico scoglio nel suo mare in tempesta. L’amore assume sempre più i tratti del servilismo. Non importa se lo spazio attorno a lei inizia a farsi sempre più limitato. Che la controlli pure, che le dica come deve vestirsi, che determini il suo valore in base alla sua capacità di soddisfarlo. Tutto va bene, se lui le darà una ragione di esistere. Quel dolore non lo deve vedere nessuno. Se così fosse, saprebbe di non poter mai essere una vera attrice. Film e vita reale si confondono: dove finisce la finzione e dove comincia lei stessa? Forse non esiste una linea netta. Forse non esiste nessuna Margot…

Stephanie LaCava è una giovane autrice statunitense, molto impegnata nella scrittura su riviste quali “Vogue America”, “The Believer”, “The New York Review of Books”, “Harper’s Magazine”, “Texte zur Kunst” e “The New Enquire”. Dal 2016 è anche editrice, avendo creato la casa editrice Small Press. Questo Ho paura che ti interessi il mio dolore è l’esordio dell’autrice in Italia. Il romanzo, che ha i tratti tipici del memoir, è intenso nella sua brevità. Protagonista è la vita di Margot, o, meglio, la sua non vita. Ciò che emerge da ogni pagina è il senso di incompletezza e di inadeguatezza che la accompagna da tutta la vita. Soffrendo l’ombra dei celebri genitori, convince sé stessa di doversi affannare per avere la loro attenzione. Non si è mai chiesta come questa posso, alla fine, arricchirla davvero. Ogni rapporto umano, nella vita di Margot, è compromesso dalla sua condizione emotiva. L’amicizia e l’amore sono sentimenti superflui, mai vissuti fino in fondo. Ciò che si salva è solo l’ossessione, amica dell’insicurezza. Nonostante questo, la protagonista non emerge come una vittima. Ciò che stupisce del romanzo è proprio il dualismo che si vive nei confronti di Margot. La si odia tanto quanto la si compatisce. Pur rendendoci conto della situazione disagiante nella quale si trova con sé stessa, ci fa arrabbiare il suo autolesionismo morale. Preferisce legarsi a chi le fa del male piuttosto che abbandonarsi a chi davvero la ama. Nei libri, tuttavia, cosa si può ricercare, se non la verità? Margot è umana. Ha un carattere. Ha pregi e difetti che emergono fin dalle prime righe. L’intero romanzo è un’intima descrizione delle sue più profonde debolezze. Nonostante la sua tendenza ermetica, noi la conosciamo. Non a poco a poco, ma a cascata. Alla luce di questa verità, la lettura è dolorosa. Porta ad una profonda indagine di sé stessi e di come ci mostriamo agli altri. L’autrice ci ricorda che la prima persona con la quale dobbiamo convivere tutta la vita, siamo proprio noi stessi.