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Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo

Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo

Fa freddo – il termometro indica appena cinque gradi sopra lo zero – e l’umidità è penetrante. Solo il vento gelido, con le sue raffiche violente, rompe il silenzio del cimitero di Pantin, a nord di Parigi. Victor batte i piedi sulla ghiaia, per cercare di intiepidirli un po’, mentre Maïa cerca di stringerlo a sé, per scaldarlo. Sono lì fermi, in silenzio, da almeno venti minuti, davanti alla lapide di Julien Rossignol, nato il 20 maggio 1990 e morto il 2 dicembre 2018. È morto a ventotto anni Julien, e Victor, che di anni ne ha dodici, sta pensando che quell’uomo, suo padre, aveva solo sedici anni quando lui è venuto al mondo. È la prima volta che vede suo padre, e non si può dire che l’incontro non sia avvenuto in maniera piuttosto originale. Sulla vecchia Volkswagen Polo rossa di Maïa, mentre percorrono la strada verso casa, i due si scambiano opinioni relative alla strana pepita incastonata nel marmo della lapide, sotto il nome del defunto. Secondo Victor, è stata la famiglia di suo padre a decidere di rendere omaggio a Julien con quella pepita, ma Maïa gli ricorda che nella cartella relativa alla sua storia non esistono ulteriori informazioni, rispetto a quelle – scarse –, di cui il ragazzo è a conoscenza, né sulla madre biologica, né su suo padre. Quindi nessuno è in grado di dirgli se ci siano altri parenti per lui. Per fortuna, però, ci sono gli amici, David e José su tutti. E poi c’è Tatie, la zietta, come la chiama lui. È lei – il suo vero nome è Annie – che lo accudisce e lo cura da tempo. Annie è una donna ormai anziana, con i capelli grigi raccolti in uno chignon basso e un abbraccio sempre pronto per Victor, che ama quella zia acquisita come se fosse davvero sangue del suo sangue. Ora che è ufficialmente orfano, Victor può essere adottato, ma Tatie si sta facendo troppo vecchia e non può certo essere lei la madre di cui il ragazzo ha bisogno. Occorre una famiglia più giovane, che possa dedicare energie e attenzioni al dolce Victor…

Cosa si prova quando si ha una mamma, una mamma vera? In che modo il suo amore è diverso da quello di Tatie, che lo ha allevato come se fosse figlio suo, ma che ora non sta bene e non potrà certamente adottarlo? Questi sono gli interrogativi che occupano la maggior parte dei pensieri di Victor, dodici anni e orfano da sempre. Il ragazzo non ha mai conosciuto la madre, mentre il padre, con cui è riuscito a fatica a mantenere contatti a distanza, è morto da poco, lasciandolo nuovamente solo. C’è Tatie, è vero, ma è anziana e non può dargli ciò di cui ha bisogno; c’è Maïa, l’assistente sociale che lo segue da tempo e non gli fa mancare il calore di una carezza quando occorre; ci sono gli amici, che stanno sempre dalla sua parte e, se potessero, lo adotterebbero a turno. Ma non basta: la fame di un altro tipo di amore, mai conosciuto ma da sempre sognato, gli attanaglia lo stomaco e il cuore e rivendica attenzione. Ci penserà lui stesso a trovare una mamma e sarà esattamente come l’ha sempre immaginata. Il francese Philippe Amar, – giornalista e sceneggiatore di film e serie TV – esordisce nella narrativa con una storia commovente e coinvolgente e regala al lettore le emozioni di un giovane adolescente che ha le idee chiare e il cuore colmo d’amore. È divertente Victor; il suo entusiasmo travolge tutti, anche la giovane candidata scelta – inizialmente a propria insaputa – per il ruolo di madre ideale, una donna dal sorriso generoso e lo sguardo dolce ma – e questo Victor non l’aveva messo in conto – poco incline ad avere figli, e tanto meno ad adottarne, per il momento, perché ci sono fantasmi del passato non ancora definitivamente cancellati e frammenti di cuore ancora da ricomporre. Una vicenda delicata, che pone l’accento sull’importanza dell’essenziale, che non va mai trascurato, pena il rischio di perdersi per sempre; un racconto tenero che arriva dritto al cuore parlando di amicizia, di sogni, di riconoscenza, di felicità. Un romanzo destinato a diventare un film, già in produzione, per il quale la regista Michèle Laroque ha acquistato i diritti.