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Hoka Hey!

Hoka Hey!

George è un piccolo Lakota orfano allevato dal reverendo Clemente, amministratore di una riserva indiana; non ha mai conosciuto i genitori e dietro gli insegnamenti del suo benefattore ha imparato a pensare e a comportarsi come un bianco. In cambio di protezione, il bambino deve svolgere semplici mansioni casalinghe, ma al reverendo non è passata inosservata la sua particolare intelligenza; è stato lui a parlargli della possibilità di poter un giorno accedere all’università di medicina, per prendere la laurea e poi curare i suoi fratelli rossi nelle riserve. George spera così in un futuro felice e per dimostrare al reverendo che è pronto a studiare sodo per raggiungere il suo obiettivo, ha iniziato a imparare a memoria alcuni brani della Bibbia. Un giorno mentre Clemente si intrattiene su un prato con una bella donna nel tentativo di sedurla, riceve la visita di un fuorilegge indiano: si tratta di Coltello corto, capo della banda composta da Luna nuova, una squaw fuggita da un marito violento che l’ha deturpata per averlo tradito, e dall’irlandese Sally. Il terribile assassino rosso pretende che il reverendo gli riveli dove si trova Gavin Atkins, l’uomo che ritiene il diretto responsabile del suicidio di sua madre, Fiore blu. Dopo aver mentito cercando invano di convincere il suo assalitore di non avere notizie da molto tempo sull’uomo che cerca, alla fine Clemente è costretto a dire tutta la verità a Coltello corto quando questi mette la lama della sua arma alla gola della donna. Gavin Atkins vive a Twin Point, una cittadina a nord. Adesso il fuorilegge deve mantenere la parola e risparmiare la vita alle sue vittime, ma la parola di un killer non ha valore. Il reverendo e la sua amata vengono freddati senza pietà, poi Coltello corto insegue George che ha assistito alla terribile scena e cerca di fuggire; il bambino si salva solo grazie all’intervento di Luna Nuova che prende le sue difese…

Uscito originariamente in Francia nel 2022 per i tipi dell’editrice Rue de Sèvres nella collana Label 619, Hoka Hey! è la graphic novel che ha dato notorietà a Neyef – pseudonimo del fumettista Romain Maufront - autore sia della sceneggiatura, sia dei disegni sia della colorazione. L’opera è stata poi proposta in Italia dalla Tunué nel 2026, in seguito non solo al successo conseguito presso la critica, ma soprattutto al considerevole gradimento dei lettori che hanno apprezzato del mondo western ideato da Neyef l’insolito realismo storico. Il giovane autore nella sua graphic novel va oltre ogni riferimento al genere nella sua solita versione hollywoodiana, dove necessariamente tra i bianchi ci deve essere un buono pronto a trovare un accordo con il popolo rosso, mentre in quest’ultimo non deve mancare un capo o un guerriero capace di capire che l’odio non è una costante in tutti i nemici della sua gente. Questa condizione sicuramente rimane pura fantasia non solo in quello che è stato l’immane genocidio del popolo dei nativi americani, ma in ogni contrasto etnico o raziale in qualsivoglia periodo storico. Neyef offre al lettore un modello di odio nei confronti del diverso estremamente crudo ma reale, a emergere è solo il distacco tra le parti fatto di violenza che genera risentimento e viceversa. Ogni tentativo di avvicinamento fallisce, si scioglie come bianca neve al sole. Questa aridità di sentimento, questa vita sprecata che finisce per colpire bianchi e indiani in uguale misura, contrasta con la bellezza del paesaggio statunitense, un immenso pezzo di Paradiso che potrebbe tranquillamente ospitare in pace ambedue i popoli. Di fronte all’inevitabile sottomissione a cui i colonizzatori del Far West vogliono ridurre i nativi, anche il protagonista che aveva imparato ad apprezzare i bianchi si vede costretto a riscoprire il vecchio grido di battaglia del più grande eroe del suo popolo, Toro Seduto che si lanciava all’attacco mentre faceva risuonare il suo “Hoka hey!”, il richiamo per i guerrieri a seguirlo. Il tutto nell’illusione che non sia troppo tardi per gli indiani già costretti nelle riserve. Un’ultima osservazione lo merita l’aspetto grafico, dove Neyef raggiunge un incontro tra arte e fumetto. Il tratto fumettistico emerge perlopiù nella figura ed è doveroso per non andare oltre i canoni del genere western, ma nei paesaggi o negli arredi si nota una vivacità che tende a un realismo accattivante.

LEGGI L’INTERVISTA A NEYEF E FABIO CIVITELLI