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Holden - Storie di cieli, prati e cavalli liberi

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“Un calcio. Forte, potente, diretto. Nello stomaco. Mi metto a sedere. Accendo la lampada sul comodino: sono le 4,20. Mi tocco la pancia e controllo. Niente paura, sono tutta intera. Deve essere stato solo un sogno, un incubo. Uno di quelli che però sembrano così veri da rotolarci dentro e non trovare più una via d’uscita”. Svegliata bruscamente nel mezzo della notte Nina si alza, va in cucina per bere e torna nella sua stanza cercando di riprendere sonno. Ma il cellulare della mamma suona. È Vittorio, il groom della scuderia che ospita il cavallo di Nina, Holden (o Holdy come lo chiama lei). Una chiamata all’alba può solo significare che è successo qualcosa di brutto e infatti Holden, nel tentativo di fuggire dal suo box, si è ferito gravemente alla zampa posteriore destra. Il veterinario dice che è stato fortunato perché il tendine non è reciso ma nel prescrivere riposo assoluto per un mese non ne assicura la completa guarigione. Quaranta giorni dopo Holden non è ancora migliorato: la ferita non si è del tutto cicatrizzata, lui zoppica ed i suoi primi passi non sono regolari; la profonda tristezza di Nina è alleviata solo dalla presenza della nonna, che ogni giorno dopo l’incidente l’ha aiutata a curarlo. La mamma, preoccupata dalle spese crescenti, inizia a parlare di venderlo perché non tornerà più quello di prima ma nonna Mercedes ha un piano diverso: decide di portare Holden e Nina alla baita del vecchio Bartolo, un uomo d’altri tempi, mezzo matto (secondo gli abitanti del paese) e mezzo guaritore (secondo lei). È convinta che Bartolo possa aiutarlo a stare meglio con la pranoterapia e che la permanenza nella sua casa tra le montagne incontaminate possa trasformarsi per Nina in una bella vacanza nella natura…

“Lo raggiungo e mi infilo nel suo abbraccio. L’abbraccio con un cavallo è qualcosa di speciale: mi appoggio con la testa sulla sua spalla, e lascio che lui faccia lo stesso sulla mia, e resto lì ad assaporare quella sensazione che non ha confronti, nemmeno paragoni. […] Mi stacco e cerco i suoi occhi scuri mentre i miei all’istante si riempiono di lacrime. Gli voglio un bene enorme: lui è la cosa più bella della mia vita!”. Holden. Storia di cieli, prati e cavalli liberi racconta la storia di Nina, una ragazzina di sedici anni che non ha mai conosciuto suo padre e che con la mamma, sempre preoccupata per i soldi che non bastano, ha un rapporto a dir poco conflittuale. L’assenza del padre l’ha resa una ragazzina triste e arrabbiata, fino a quando non ha iniziato a frequentare un maneggio. Lì, grazie all’incontro con pony e cavalli, ha ritrovato un’inaspettata serenità. Con Holden, il cavallo regalatole dalla nonna, ha creato un rapporto autentico e viscerale; i due si comprendono con uno sguardo, parlando il linguaggio universale del cuore. Ecco perché il suo incidente è un così duro colpo per lei: non tanto perché non potranno gareggiare ma perché lei percepisce tutta la sua sofferenza. La permanenza nella baita di Bartolo donerà ad Holden guarigione mentre a lei - ed al lettore che l’accompagna - la lezione più importante di tutte: il destino segue il suo corso e non possiamo cambiare il passato ma solo vivere pienamente il presente in nome del futuro. A rendere la storia ancora più apprezzabile lo stile dell’autrice, Laura Bonalumi: periodi brevissimi ma carichi di significato e ambientazione nella natura perfettamente pennellata, al punto che - leggendo alcuni passaggi - sembra davvero di sentire il vento tra i capelli, il sole sulla faccia e la libertà che solo un paesaggio sconfinato è in grado di donare. Un romanzo ideale per far riscoprire ai giovani lettori la bellezza del vivere in mezzo alla natura, dell’assaporare le piccole cose e per far comprendere quanto possa essere forte il rapporto tra l’uomo e i suoi amici a quattro zampe.