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Hotel Chile

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Daniel Mordzinski, di professione fotografo. Ma soprattutto amico fraterno e sempiterno di Luis Sepúlveda, per lui “Lucho”, tanto da essere in grado - sia pure raccogliendo anche qualche testimonianza di altri amici o familiari - di raccontarne con una certa dovizia di particolari, una fedele e veridica “storia fotografica” che vuol essere soprattutto un toccante tributo a un grande scrittore che ci ha lasciato prematuramente a causa del COVID-19 nello scorso 2020. Le istantanee sono scelte o per ciò che direttamente rappresentano - ossia fasi determinanti della vita dello scrittore cileno o incontri con personaggi dal rilievo fondamentale nella sua esistenza - oppure perché atte ad illustrare alla perfezione i brani di Sepúlveda che Mordzinski ha scelto di inserire in questo libro, spesso rimasti fino ad oggi inediti. Dalle immagini e dai racconti “di raccordo” tra un brano e l’altro, spesso costituiti da corrispondenza di Sepúlveda col fotografo o con altri protagonisti della sua vita, veniamo ad emozionarci nel conoscere una personalità policroma e sensibile, di grande coscienza e coraggio civile; viviamo assieme a Lucho i più tristi e sanguinosi ricordi della dittatura di Pinochet, i pianti per i tanti parenti desaparecidos , la sofferenza per il degrado fisico e morale che subì in quegli anni il suo Paese, Il Cile, e la commozione nel perdere e poi ritrovare i suoi figli a causa dell’esilio imposto dal regime. Dai cenni alle esperienze vissute, di combattimento e di fiera resistenza ed opposizione, si riesce a comprendere anche il lavoro compiuto da Sepúlveda sul proprio stile espressivo, capace di sublimare in uno stile semplice e immaginifico - in molti casi universale ed adatto anche ai più giovani - l’immenso, caleidoscopico mondo dei suoi sogni, quelli di un mondo migliore, “più giusto, più pulito, più generoso”…

Molti i personaggi di cui vengono tratteggiati le gesta o il carattere, a partire dai suoi figli e familiari per giungere a eroi della resistenza franchista o dell’opposizione ai nazisti, tra i quali compaiono Pablo Neruda, Julio Cortázar e in particolare Marcos Ana, rinchiuso in carcere per 23 anni da Francisco Franco, o il poeta Avrom Sutzkever, che addirittura riuscì a sopravvivere ad un’esecuzione nazista. Protagonisti di un’epoca di lotte per la vita e la libertà, che hanno in comune il non essersi mai considerati eroi, ma di aver ritenuto il loro comportamento l’unica possibile reazione umana, “normale”, a quanto accadeva intorno a loro. Una parola d’ordine che permea di sé ogni racconto, ogni fotografia, ogni excursus di questo lavoro è “cosmopolitismo”, visto che potremo sorvolare la Terra del Fuoco su un velivolo non del tutto stabile, e potremo andare ad ascoltare il primogenito di Louis mentre suona la chitarra con la sua hard rock band svedese, gli Psycore, o ancora potremmo andare in Patagonia a cercare l’ultima erede di un finto sceriffo che se la vide nientemeno che con Butch Cassidy e Sundance Kid: ciò sarebbe piaciuto senz’altro moltissimo a Sepúlveda, perché anche le sue storie, orientate al valore dell’umanità e della fratellanza sopra ogni cosa, spesso rappresentano incontri possibili tra mondi diversi, persino tra animali normalmente non destinati a incontrarsi e rapportarsi tra di loro. Mordzinski, che già era stato co/autore con Sepúlveda di Ultime notizie dal Sud, centra perfettamente l’obiettivo di omaggiare l’arte del suo caro amico con questo lavoro multiforme, tra aneddotica, narrazione per istantanee e selezione accurata di brevi racconti editi ed inediti. Il contenuto è tale, perciò, da poter attrarre la curiosità di chi era già estimatore dello scrittore cileno e, contemporaneamente, far sorgere interesse nella sua opera da parte di chi lo conosceva soltanto alla lontana.