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I 10 disastri climatici che hanno cambiato il mondo

I 10 disastri climatici che hanno cambiato il mondo

Nella memoria del nonno di Marcus Rosenlund, come di tanti anziani finlandesi, prevale il ricordo che la guerra d’inverno contro l’Unione Sovietica (1939-40) fu vinta grazie al freddo che i soldati finnici erano attrezzati a sopportare meglio dei russi. E per sempre resta vivo il mito del Generale Inverno che aveva combattuto dalla parte dei bianco blu, un mito che col tempo è diventato una specie di verità comune accettata in Finlandia. Ma in realtà le cose non andarono proprio così. Indubbiamente l’inverno del ’39 fu più freddo del solito eppure nella fase iniziale della guerra, cioè fino al 14 gennaio, il clima era stato prevalentemente mite, da uno a tre gradi sopra la media. La qual cosa aveva giocato a favore dell’esercito finnico perché la temperatura più calda aveva impedito che le baie e i laghi si congelassero del tutto, sottraendo così all’Armata Rossa la possibilità di utilizzare la superficie ghiacciata per il trasporto di veicoli da combattimento pesanti e di truppe e costringendo i russi a farsi strada attraverso gli stretti passaggi tra laghi e paludi. E dunque proprio il periodo iniziale di clima mite consentì ai finlandesi di conseguire le prime importanti vittorie. Al contrario: quando da metà gennaio le temperature precipitarono sotto i 40 gradi l’Armata Rossa riprese capacità di movimento sulle immense superfici ghiacciate e vigore grazie alla visibilità nei cieli che rese più facile ai piloti dei cacciabombardieri sovietici il compito di colpire gli obiettivi su Helsinki. Quanto può essere determinante il clima nella storia degli uomini...

In tempi di riscaldamento globale e di pandemia ci offre una lettura di straordinaria attualità Marcus Rosenlund, giovane redattore scientifico alla radiotelevisione di stato finlandese. Grazie ad un linguaggio divulgativo e a piacevoli digressioni autobiografiche il racconto resta accattivante dalla prima all’ultima pagina conducendo per mano il lettore attraverso i millenni, le distese ghiacciate, i cataclismi, le migrazioni e tutti quegli eventi climatici che nel tempo hanno determinato la fortuna o la fine delle civiltà. Tra i molteplici esempi basti ricordare gli opposti destini che con le mareggiate del tredicesimo secolo determinarono l’annientamento della piccola ma fiorente città portuale danese Rungholt – sommersa dalle acque – e lo sbocco al mare che aprì Amsterdam ai commerci così come oggi noi la conosciamo. Rosenlund accompagna il lettore in un appassionato racconto che miscela notizie storiche, rilievi geografici e nozioni scientifiche parlando di mammut e dinosauri, dell’uomo di Neanderthal e dell’homo sapiens. Insomma: ne viene fuori un altro modo di raccontare la storia dell’uomo, e più giusto probabilmente perché davvero il clima gioca un ruolo strategico se non spesso decisivo nel determinare alcuni eventi e non altri. Da sfondo la consapevolezza che i disastri climatici hanno cambiato il mondo e noi, E – conclude l’autore – sono i cambiamenti climatici improvvisi e drammatici che ci costringono a solidarizzare e a unire le nostre teste pensanti in uno sforzo comune.