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I buoni vicini - Fata

I buoni vicini - Fata
Sin da quando era bambina, Rue Silver ha creduto di essere pazza a causa delle sue strane visioni: rampicanti che invadono un palazzo nel corso di una sola notte, persone con volti di animali, fiori che si inchinano al passaggio della madre Nia. Ma Rue non è pazza: ha scoperto che la madre è una fata e il padre, Thaddeus, l’ha ottenuta in moglie dopo aver superato una prova , ad una condizione: se l’avesse tradita l’avrebbe persa per sempre. Cosa che accade quando Nia scompare e sulla Terra viene mandata una sostituta che si ammala e muore. Nel frattempo si è fatto vivo Aubrey, il nonno di Rue, che la ragazza ha visto solo in foto e che non è invecchiato minimamente. L’uomo è il signore dei “buoni vicini”, un popolo fatato che vuole assumere il controllo della città e avvolgerla nei viticci, in modo che scompaia dalle mappe e cada nell’oblio. Rue ha inoltre scoperto che la madre non è morta ed è intenzionata a portarla indietro e liberarla dal mondo delle fate. Ma nella sua vita e nel mondo che la circonda, qualcosa sta cambiando: il suo ragazzo si comporta stranamente e le persone a lei vicine scompaiono improvvisamente per poi tornare totalmente cambiate…
Giunge al secondo appuntamento la trilogia de I buoni vicini, graphic novel urban fantasy di Holly Black, autrice di romanzi fantasy come La fata delle tenebre e la fortunatissima saga Spiderwick – Le cronache, che nel 2008 ha visto la trasposizione cinematografica con la regia di Mark Waters. Le illustrazioni sono ad opera di Ted Naifeh, l’ illustratore creatore di Courtney Crumrin e di Polly e Pirati. Protagonista principale de I buoni vicini - Fata è Rue Silver, adolescente come tante, che vive la propria vita fino a quando non si rende conto che esiste un mondo parallelo abitato da creature fatate, di cui la madre fa parte. Attraverso la prospettiva fantasy Holly Black ha saputo raccontare egregiamente il mondo dell’adolescenza, fatto di problemi ed incertezze. I testi appaiono dinamici, asciutti e, al contempo, introspettivi, con la peculiarità di non essere mai eccessivamente prolissi, infondendo alla pagina un’aura silenziosa ed interiorizzata. Il tratto grafico di Ted Naifeh si presenta ombroso ed oscuro e produce delle tavole dal forte sapore gotico-vittoriano che ricordano quelle del nostro Corrado Roi, illustratore storico di Dylan Dog. Rimane l’incompiutezza di un libro che è di transizione, per questo attendiamo il numero finale di una trilogia comunque avvincente che si presenta in una veste editoriale letteralmente da collezione.