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I cani del barrio

I cani del barrio

È abbastanza normale che nelle grandi città i quartieri (o almeno alcuni quartieri) diventino per chi ci è nato e ci vive la città stessa. Per Mimmo ‘o animalo uscire dal suo barrio è sempre una fatica, d’altra parte ogni tanto gli amici bisogna vederli anche se hanno avuto la strampalatissima idea di trasferirsi letteralmente dalla parte opposta di Milano. Una volta è Ferraro a tornare, una volta si trovano a metà strada, ma adesso hanno chiuso la solita trattoria e quindi li troviamo in quel posto stranissimo che è diventata via Padova. Per metà crogiuolo di etnie e per metà rivalutata dalla creazione di NoLo, quartiere fittizio che attira studenti e nuove élite tendenti al ricco. Stanno passeggiando tentando di smaltire la quantità inenarrabile di cibo che Mimmo ha ingurgitato nell’All you can eat in cui si sono fermati – diventando peraltro uno spettacolo vero e proprio – quando sentono delle grida d’aiuto. È palese che una donna sta rifiutando le avances, diciamo così, di un uomo. Ferraro pur se fuori servizio è un poliziotto e Mimmo a modo suo un gentiluomo: con le donne, con gli aspiranti violentatori molto meno. Una volta messa in sicurezza la donna, non prima di averle lasciato il cellulare, Ferraro e Mimmo che per finire la digestione ha sfasciato di botte l’aspirante violentatore se ne vanno ognuno a casa sua. Il giorno dopo, al commissariato di Quarto si presenta la donna salvata, chiedendo a Ferraro di ritrovare il figlio, un adolescente decisamente a rischio che la notte prima è scomparso. Teme che Sanchez possa usarlo per vendicarsi dello smacco. Non bastasse questa grana che si è praticamente cercato, riceve una chiamata da Lanza che gli chiede di raggiungerlo in questura. C’è stato un rapimento, se così si può definire, “lampo” e soprattutto senza richiesta di riscatto, solo un pestaggio e forse un omicidio sventato dalla presenza di un cacciatore. La faccenda è in mano ai carabinieri ma per qualche ragione ancora oscura il tizio che incontra Ferraro con Lanza, probabilmente della Digos o dei Servizi, vuole un’indagine parallela. La faccenda è delicata perché il “rapito” è tale Ridolfi, tanti soldi e molto probabilmente una poltrona da ministro con su il suo nome già segnato. Lanza è in partenza per Bruxelles, un incontro ai vertici relativamente a uno strano virus che sembra potrebbe creare dei problemi...

Quarto Oggiaro è un quartiere particolare, a differenza di quasi tutti gli altri ha dei confini ben precisi. Verso il centro il confine è il ponte Palizzi, punto da cui fra l’altro prendeva il via il primo romanzo in cui apparve Ferraro. Chi ci vive, esattamente come descritto da Biondillo che ci è nato e cresciuto, tende a non dire “Sono di Milano”, ma “Sono di Quarto”: questo per dire che il luogo, i luoghi nei romanzi di Biondillo - che è un architetto nell’anima oltre che nella vita - e chi li vive hanno una grande importanza nei romanzi. Anche Ferraro era assente da un po’ed è tornato rassicurante, non è esattamente l’aggettivo che ci si aspetterebbe per descrivere un giallo eppure è così. Invecchia piano piano come noi e come noi ha la sensazione di fare sempre più fatica a fare le cose, di perdere colpi. Vede la figlia diventare adulta, e rimane sbalordito dalla scoperta delle sue personalità multiple sui social, studia sociologia del resto, e di quanti linguaggi differenti compongano quella che da fuori sembra un’unica “popolazione”, ma soprattutto dal fatto che in fondo è più sbirra di lui. Sui casi - perché come detto sono due e nessuno dei due ufficiale - niente da dire. Intreccio perfetto, senza la minima sbavatura. Nel commissariato di Quarto c’è tutto quel che serve: poliziotti in gamba nonostante le apparenze, nessun supereroe, le battute che se ne impippano del politically correct e l’ironia. Anche Biondillo non ha potuto esimersi dal nominare quella bestia che ha affossato le nostre vite negli ultimi due anni. Il COVID c’è, sebbene ancora all’inizio, quando non si capiva bene cosa fosse. C’è e pesta duro, ma il racconto è fatto con la consueta leggerezza che non è mai superficiale, un dramma vero che a qualcuno ha fatto tanto male ma rientra nelle cose della vita. Un giallo da regalarsi per un bagno di realtà ma col bagnoschiuma che lascia intorno un buon profumo di pulito.