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I cecchini del weekend

I cecchini del weekend

Per quasi tutti la città di Sarajevo appartiene solo a una complicata e indistinta geografia balcanica. L’ultimo ricordo storicamente rilevante è probabilmente l’attentato che si verificò per mano del patriota Gavrilo Princip nei confronti dell’erede al trono Francesco Ferdinando, dando origine così alla catena di eventi che portarono allo scoppio della Prima guerra mondiale. Nonostante questo, neppure tantissimi anni fa e più precisamente tra il 1992 e il 1996, a Sarajevo viene perpetrato uno dei peggiori eccidi di tutti i tempi, paragonabile a uno dei feroci assedi delle campagne di guerra medievali. Dalle colline che circondano la città, militari e paramilitari serbi e filoserbi sparano sui civili della città che si avventurano fuori di casa per procurarsi beni di prima necessità. Le strade sono falcidiate dai cecchini. I bersagli preferiti sono donne e ragazzi in prima battuta e i soccorritori poi. Perdono la vita più di 10.000 civili di cui 1.000 bambini. Perde la vita anche un giovane italiano, Moreno Locatelli, trentenne, volontario dell’associazione “Beati i Costruttori di Pace”, ucciso mentre con altri suoi compagni sta attraversando il ponte di Vrbanja. Ad aggiungere orrore all’orrore, è stato scoperto di recente che sono stati organizzati dei veri e propri tour organizzati, con un “pacchetto completo”. Con l’intervento di agenzie della sicurezza e piccole compagnie aeree, rispettati e ricchi cittadini italiani partono il venerdì, sparano a Sarajevo sui civili come se fosse un safari e ritornano la domenica sera come buoni padri di famiglia che rientrano a casa dopo una battuta di caccia con gli amici…

Per i cittadini di Sarajevo gli eccidi perpetrati tra il 1992 e il 1996 sono una ferita ancora aperta, alla stessa maniera delle stragi che hanno insanguinato l’Italia durante gli Anni di piombo e per le quali spesso non sono stati ancora trovati i colpevoli. Ezio Gavazzeni ha iniziato a scavare in questa bruttissima storia dei safari umani da dove gli altri hanno deciso di fermarsi. Questo volume fondamentale è il risultato della difficoltosa consultazione di documenti e la ricerca e l’intervista di quelli che in Italia e in Bosnia potevano dire qualcosa. Un lavoro di ricerca che si legge come un racconto dell’orrore dove personaggi come l’Innominato, il Falco, il Francese, il Legionario, protetti per ora da pseudonimi, raccontano la loro versione della storia, tasselli in grado di creare un quadro preciso e completo dell’intricata vicenda. Un’inchiesta che è sfociata in maniera naturale in un esposto alle autorità giudiziarie perché si generi un’indagine per scoprire le identità dei mostri che hanno dato la morte a degli innocenti per puro sport.