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I cent’anni di Lenni e Margot

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A Lenni è sempre stato detto che quando si muore è perché Dio ci ha chiamati a sé. Allora, perché non anticipare i tempi e fare le presentazioni fin da subito? Inoltre, ha sentito che, per i credenti, è possibile andare nella cappella dell’ospedale e Lenni non vuole certo perdere l’occasione per dare un’occhiata a una parte della struttura ospedaliera in cui è ricoverata che non ha ancora visto. È curiosa Lenni, e si annoia davvero tanto nella sua stanza, tutta sola. Allora chiede aiuto a un’infermiera che non ha mai visto prima, una con i capelli rossi, che la prende sottobraccio e l’accompagna - attraverso i corridoi degli agonizzanti e dei moribondi - fino alla cappella. Lungo il tragitto Lenni si nutre di ogni odore e di ogni immagine, e li imprime in maniera indelebile nella sua mente. L’ingresso della cappella la stupisce: si aspettava un portale ad arco gotico davvero elegante, mentre si trova di fronte a una porta in legno, piuttosto massiccia, con dei pannelli in vetro smerigliato. Ma a Dio servirà davvero quel vetro? Mah! All’interno, il silenzio avvolge. Poi, padre Arthur- camicia e pantaloni neri e un collarino bianco- si avvicina a lei e si presenta. La pausa pranzo e i pigiami sono l’argomento della loro prima conversazione. Al momento del congedo, dopo un’ora, padre Arthur le confessa che spera di rivederla presto. E il giorno successivo Lenni si ripresenta da lui, con un pigiama pulito e senza la flebo, perché vorrebbe delle risposte. Anzi, vorrebbe soprattutto che padre Arthur rispondesse alla sua domanda più importante: perché sta morendo? Naturalmente padre Arthur non ha una risposta, ma Lenni apprezza le lunghe chiacchierate con il pastore, che spezzano la monotonia delle sue giornate. C’è un’altra novità, poi, che potrebbe dare letteralmente colore al grigio della sua permanenza al Princess Royal Hospital di Glasgow: un nuovo corso di arteterapia. Ed è proprio lì che Lenni incontra Margot, ottantatré anni ma grinta da vendere e storie interessanti da raccontare…

Un esordio letterario pubblicato in venticinque Paesi e i cui diritti cinematografici sono stati acquistati da Sony Pictures. Il romanzo di Marianne Cronin - classe 1990, appassionata di improvvisazione teatrale e un dottorato in linguistica applicata, conseguito all’Università di Birmingham, ad arricchire il curriculum - affronta un argomento che con facilità cattura l’attenzione del lettore (la malattia terminale e lo spettro della morte, ancora più difficile da accettare se il protagonista della vicenda è una persona giovane) e lo fa in maniera del tutto originale. Lenni e Margot, diciassette anni la prima e ottantatré la seconda - da qui i cent’anni del titolo - sono accomunate dal medesimo destino, che le vede ospiti della medesima struttura ospedaliera. Mentre per Margot, tuttavia, le condizioni critiche del suo cuore sono in qualche modo fisiologiche, data l’età, per Lenni la situazione è assai diversa e ben più difficile da digerire. La giovane è una malata terminale e mai l’uso dell’aggettivo scelto dalla Cronin per raccontare Lenni è stato più azzeccato. Terminale come terminal, la grande area check-in dell’aeroporto in cui la giovane, trolley con tutte le sue ricchezze al seguito, controlla sul tabellone elettronico la sua destinazione. A dir la verità, la destinazione è nota - e si tratta dell’ultimo posto in cui ciascuno vorrebbe finire - ma mai come per Lenni è il viaggio per raggiungerla ciò che conta davvero. Un’amicizia nata per caso con Margot, che ha un passato tanto intenso e doloroso quanto vero e coraggioso da raccontare, aiuta Lenni a confrontarsi con i fantasmi del suo passato, con i non detti e con le domande sulla vita e sulla morte. L’infermiera con i capelli color ciliegia, padre Arthur e l’arzilla Margot le permettono di comprendere che con chi si sceglie di condividere il proprio cammino terreno è forse più importante del cammino stesso. La vita di Margot e quella di Lenni si intersecano e si abbracciano e la vita dell’una diventa ossigeno indispensabile per l’esistenza dell’altra. Insieme riescono a ricucire i loro cuori ammaccati, insieme tentano di trovare risposte ai mille interrogativi che le assillano. Un romanzo pieno di tenerezza e di speranza; una storia commovente e ben narrata, che racconta l’amicizia e il suo peso sulla vita di ciascuno; la vicenda di due protagoniste disarmanti e singolari, due amiche capaci di consolarsi e comprendersi a vicenda senza giudizi e senza falsi moralismi, così com’è giusto che sia tra chi si vuole davvero bene.