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I cinque funerali della signora Göring

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Sulla torretta del castello di famiglia, una giovane donna attende con trepidazione che quell’aeroplano che si libra nel cielo e che sta sfidando la tormenta dei cieli invernali di Svezia atterri. Lei, Carin, bionda, magra, cagionevole di salute, appartiene alla più antica nobiltà svedese e sta attendendo con impazienza colui che chiama il suo “Tristano”. L’amore della sua vita. L’uomo per il quale è disposta a rinunciare a tutto: al suo primo matrimonio, al suo titolo nobiliare e anche al suo figlioletto, pur di seguirlo in capo al mondo. È il 20 di febbraio del 1920 e quando Carin scende per la cena e per accogliere l’intrepido aviatore i loro sguardi sono fuoco puro. Lui è Hermann Göring e si è fatto un nome e una reputazione come eroe dell’aviazione tedesca durante la Grande Guerra, anche se poi la Germania è stata sconfitta. Non ha nulla di nobile Hermann, anzi, tutto il contrario. È un uomo grezzo, dall’aspetto forte e temibile ma affatto elegante, è volitivo e ambizioso e dotato di un certo fascino ma ha scarsa istruzione e soprattutto ha una indole violenta che da lì a qualche anno sarà esattamente l’aspetto del suo carattere che gli permetterà di guadagnarsi l’attenzione del Führer. Ma in quella notte svedese del 1920, l’eroe dell’aviazione tedesca non sta pensando ancora al suo futuro all’interno del partito nazista ma solo all’amore. Lui e Carin, così diversi socialmente, caratterialmente e fisicamente si sono sentiti attratti perdutamente l’uno dall’altra proprio per questo. Due universi lontani che il Fato ha fatto incontrare e a cui è bastato un solo sguardo per riconoscersi. Quella stessa notte del 20 febbraio la nobildonna Carin scapperà dalla Svezia con il giovane e forte aviatore tedesco sullo stesso aeroplano con il quale Hermann è arrivato. Fuggiranno in Germania dove Carin, poco dopo, otterrà il divorzio dal primo marito e sposerà l’amore della sua vita. Il loro amore, il loro matrimonio, la loro fuga e la successiva morte prematura della nobildonna svedese a causa della sua precarissima salute diventeranno per il regime Nazionalsocialista “la” storia da osannare e raccontare attraverso una pellicola di propaganda che sarà vista da milioni di tedeschi e che farà sognare e sospirare quasi tutte le ragazze della gioventù hitleriana del tempo. Ma la donna raccontata nella pellicola era davvero Carin?

Pietrangelo Buttafuoco con una operazione editoriale straordinaria narra le fortune e le disgrazie di uno dei più violenti e sanguinari “uomini del Führer” raccontando la sua appassionata e singolare storia d’amore con la baronessa Carin von Fock. All’interno di questo romanzo/saggio i lettori si trovano di fronte a pagine in cui il militare e ambizioso Hermann che sfida il Führer viene punito dallo stesso con l’esilio ma poi richiamato per affidargli i “compiti” più cruenti delle rappresaglie naziste che si alternano a pagine di puro romanticismo in cui un uomo perdutamente innamorato della sua donna e pronto a fare di tutto per farla guarire dal suo male si ritrova vedovo inconsolabile. I lettori pagina dopo pagina passano dal racconto di due giovani innamorati belli come il sole - tanto da sembrare quasi “mitologici” - a due persone adulte che la vita ha piegato e ai quali ha rifiutato quelle gioie e quel futuro che sognavano. Carin muore a quarantaquattro anni, consumata letteralmente dalla malattia. Hermann è ancora esiliato e lontano da lei. La tragedia che coglie due persone che si amano, meravigliosamente narrata da Buttafuoco, sovrasta e quasi annulla lo scenario storico, politico e intriso di violenza in cui il tutto si svolge. La nobildonna svedese viene seppellita una prima volta in una cerimonia quasi privata. Quando le fortune di Göring però mutano e diventa una figura di spicco del Reich, Carin von Fock diventa la donna della mitologia nazista. Le viene riservato un nuovo funerale con le insegne delle SS e una cerimonia solenne al quale segue una nuova sepoltura e la propaganda nazista costruisce intorno alla sua figura e alla sua storia d’amore con Göring una pellicola romantica ed epica insieme dove a interpretare la baronessa svedese c’è Inge Ley, la più bella, famosa, talentuosa e potente attrice tedesca del tempo. E quando il figlio di primo letto di Carin, ormai cresciuto, in un impeto di sincerità dice a Göring: “La mamma non era così bella”, Hermann gli risponde che per lui Carin era molto più bella anche di così. Ma la Germania di lì a poco soccomberà e la salma della baronessa svedese innamorata del gerarca sanguinario tedesco dovrà subire nuove sepolture e nuovi funerali prima di trovare pace per sempre. Ne I cinque funerali della signora Göring troviamo un Buttafuoco grandissimo narratore che con distacco e assoluta precisione storica trasporta il lettore in una storia d’amore magnifica e grandiosa a prescindere e malgrado i protagonisti stessi e insieme, in maniera sottile e sapiente fa riflettere chi legge su quel mondo privato e intimo, a cui quasi nessuno pensa mai, di uomini truci, violenti e sempre pronti a uccidere senza nessuno scrupolo che erano i soldati e i gerarchi del Reich nazista. Lo stile del cronista si eleva a quello dello storico e il lavoro letterario risulta colto, appassionante, indimenticabile.