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I costruttori di ponti

I costruttori di ponti

Sono stati tre lunghi, complicati e duri anni per Findlayson, ingegnere del Dipartimento Lavori pubblici, ma ora il grandioso ponte Kashi sul fiume Gange è quasi finito e tra meno di tre mesi Sua Eccellenza il Viceré verrà personalmente a inaugurarlo. La responsabilità della costruzione grava interamente sulle sue spalle e nonostante i molti incidenti, le malattie e le febbri che hanno prostrato gli operai, il fiume Gange, o Madre Ganga così come viene chiamata dagli indigeni, è stato domato e ora i ventisette piloni da ventiquattro piedi ciascuno sorreggono le capriate Findlayson e affondano le loro radici nella sabbia del fiume. Due torri di mattoni rossi, come fiere sentinelle, vigilano le estremità con feritoie per i moschetti e aperture per i cannoni. A centinaia, i rivettatori si affrettano a fissare le strutture metalliche, sospesi su quasi invisibili ponteggi. Un lavoro ben fatto, che senza l’aiuto del suo giovane assistente Hitchcock non sarebbe stato possibile, ma soprattutto del làscar chiamato Perù, un marinaio della città di Bulsar. A lui, Findlayson si è affidato per moltissime attività e per la sua enorme conoscenza in materia di paranchi. Ma Madre Ganga, che sembrava essersi arresa, sta per scatenare la sua vendetta. Il telegramma che Hitchcock riceve fa paura: Piene sul Raniganga. Allerta. Un rigagnolo che si riempie con le piogge due mesi prima del previsto, mentre la riva sinistra sotto al ponte è ancora piena di materiali. I tre si affrettano a dare l’allarme e le campane suonano gli ordini. Le attrezzature vanno messe in salvo, le barche legate alle sponde, i materiali portati in alto perché, come dice Perù: “Il ponte sfida Madre Ganga, ma quando parlerà lei, lo so io chi griderà più forte”…

Scritto nel 1893, Bridge Builders è un romanzo brevissimo ma intenso e carico di simboli. Il ponte Kashi rappresenta il legame tra i due mondi che fanno parte della vita di Kipling: quello orientale della sua giovinezza e l’Occidente, verso il quale Kipling intraprende un lungo viaggio che lo porterà prima negli Stati Uniti e poi a Londra. Le due sponde simboleggiano le due vite, la costruzione del ponte è il legame che l’uomo cerca di costruire per mantenerli uniti. Ma, come per il diluvio biblico, anche per Kipling l’acqua è l’elemento distruttore, che lo sfida cercando di recidere le fibre vitali. La piena del Gange trascina Findlayson assieme al compagno Perù in un luogo quasi mitologico. L’immagine biblica viene “trasfigurata” dai fumi dell’oppio che il lascar gli ha offerto e la scena alla quale l’ingegnere assiste decreta l’incomunicabilità tra i due mondi che restano separati dal fiume. Gli animali celesti, sacri al popolo indiano, si radunano in un convegno che diventerà un processo contro gli uomini. Il destino del ponte e delle loro vite è legato a ciò che l’elefante, la scimmia, la tigre e il coccodrillo stanno per dirsi. Con questo piccolo ma intenso racconto, l’autore dei popolarissimi Capitani coraggiosi, Kim e de Il libro della giungla ci conduce in una sorta di viaggio onirico, trascinati dall’imperiosa voce del fiume Gange dentro alle memorie di Kipling e al suo desiderio di non dimenticare un mondo che gli era appartenuto e che ora deve sembrargli distante e quasi irraggiungibile.