Salta al contenuto principale

I delitti della Chimera

I delitti della Chimera

Bologna, 1314 - Mondino de’ Liuzzi, medico anatomista, sta accompagnando la bella moglie Mina a comprare della seta rossa per la sua nuova veste da medico. Non è tranquillo, perché da settembre, due mesi orsono, è sotto accusa e vogliono trascinarlo in tribunale: il medico suo rivale Ardizzone Guaçaloti e il Capitano del popolo attualmente in carica, Pellaio dei Pellai, si sono procurati delle prove che nella scuola di medicina di Mondino non solo si eseguono dissezioni di cadaveri dei criminali condannati a morte, come vuole la legge, ma su feti, corpi di neonati e puerpere morti durante il parto, tutte pratiche proibite. A peggiorare la situazione, sostengono che Mondino i neonati li uccide e poi li seziona e per questo reato è prevista la pena di morte o, se proprio va bene, la prigione a vita. Ovvio, quindi, che il medico bolognese sia preoccupato e quando vede il notaio Greppi andargli incontro, si agita ancora di più! Avvisa la moglie che deve abbandonare questo giro al mercato, nonostante le proteste di lei, ma nel frattempo il notaio, giunto al loro cospetto, dichiara: “Stavo venendo a casa tua”... Mondino impallidisce dalla paura, pensando al peggio, ma poi cambia subito colore non appena gli annuncia un delitto che richiede la sua presenza. Può tirare un sospiro di sollievo, ma non può evitare di seguire il notaio, in virtù di un contratto che lo mette a disposizione del Comune e del Consiglio degli Anziani di Bologna. Raggiunge così Porta Procola, oltre la terza cinta muraria della città, verso le colline, fino alla casa del giudice Fondieri, dove trova una scena orribile: il corpo del giudice è stato dilaniato da morsi, giugulare e carotide strappate per prime e un forte dubbio. Ad aggredire il giudice sono stati degli umani...

Verrebbe da dire, alla lettura dell’ultima frase: “Tutto è bene quel che finisce bene”, e di certo non soltanto perché finalmente Mondino riesce a comprare, con la moglie Mina la seta rossa per il suo nuovo vestito da medico! Ma in realtà sarebbe anche un po’ riduttivo, considerato tutto quello che c’è in mezzo, tra un giro al mercato interrotto e quello definitivo, in un Rinascimento fatto di restrizioni, di invidie (ma quelle ci sono anche oggi), di cognizioni tutte da scoprire e difficili da approvare, soprattutto quando qualcuno, un rivale, ci arriva per primo. Di sicuro la fantasia dell’autore aggiusta la realtà alla bisogna, magari inserendoci scoperte di un paio di secoli più tardi, ma mostrandoci un mondo affascinante, tanto che ci sembra di vedere il brulicare di persone in quel mercato bolognese, uomini e donne vestiti alla guisa del tempo, capace con un’occhiata di far capire la loro classe sociale di appartenenza e i sempre affascinanti speziali e soprattutto i loro fornitori, perfettamente a loro agio in mezzo a piante secche, ridotte in polvere o trasformate in olii medicinali. Non è la prima volta che Alfredo Colitto utilizza Mondino de’ Liuzzi per le sue trame e tra l’altro il medico, realmente esistito e davvero il padre dell’anatomia, è sempre coinvolto in casi difficili, in crimini efferati e complessi che risolve con la sua squadra di aiutanti, fatta non solo di amici e collaboratori, ma anche e soprattutto dei suoi familiari, dalla moglie Mina al figlio Gabardino. Ha dalla sua anche l’appoggio di tanti e tali personaggi, anche esteri, ma questo non è difficile immaginarlo, visto che rischiando in prima persona, introduce grandi novità e tanto sapere nella scienza anatomica.